
Schedatura dei minori attraverso le impronte digitali, aggressioni collettive simili a progrom, continua alimentazione dello stigma da parte delle autorità al fine di distrarre l’opinione pubblica dalla crisi economica in atto, manifestazioni di panico da suggestione che portano alla denuncia di reati mai avvenuti. Sono tutti prodotti di un’intolleranza mai sopita nei confronti dei nomadi di qualsiasi etnia essi siano. Sintomi di un clima ostile che riporta alla mente certe tragedie della storia. In pochi sono quelli che, sfidando l’impopolarità, se ne chiamano fuori: Gad Lerner, attraverso il suo blog del Bastardo, Luca Sofri, don Sciortino di Famiglia Cristiana. Sicuramente non l’armata degli editorialisti del Corriere (Panebianco, Ostellino, Magdi Allam & c.) sempre pronti ad agitare l’accusa di antisemitismo a chi osa muovere critiche (fondate o meno non importa) allo stato di Israele.
Oggi un’altra voce si aggiunge a chi un domani potrà dire: “io non sono stato loro complice”. È la voce di Carolina Borella, Franco Capone e Andrea Minoglio, giornalisti e collaboratori di Focus che hanno realizzato un documentario dal titolo “Rom Bastardo” che cerca di analizzare e smontare alcuni dei luoghi comuni sui rom.
Centrosinistra Taggia lo pubblica in tre puntate offrendo il proprio modesto contributo a questa grande causa. Buona visione!
Un documentario racconta il razzismo verso i rom
Sporchi, ladri, farabutti, scansafatiche e contrari a ogni integrazione? Oppure cittadini normali con una loro cultura, usanze e stili di vita? Chi sono i rom?
Da queste domande parte un documentario realizzato dai giornalisti e collaboratori di Focus Carolina Borella, Franco Capone e Andrea Minoglio che cerca di analizzare e smontare alcuni dei luoghi comuni sui rom, oggi oggetto di una campagna discriminatoria e razzista. Il titolo è volutamente provocatorio “Rom bastardo”. Perché lo si è scelto? “Romeni bastardi” è la scritta che campeggia su un muro di fianco a un gruppo di case a Pavia, dove vivono alcune famiglie di rom. Segno evidente di un doppio luogo comune e, soprattutto, del un nuovo clima di razzismo dilagante, oggi, in Italia. Quello che vuole tutti i romeni inevitabilmente rom. E quello che vuole tutti i rom inevitabilmente “bastardi”. Non a caso “ve ne dovete andare bastardi” era anche la frase più urlata dalla gente a Napoli mentre venivano bruciate le baracche di un campo rom. Imparare dalla storia? “Stirpe di Caino” avrebbero invece detto i notabili dei governi autoritari europei di quattro secoli fa, quando iniziarono a porre quel marchio razziale che indusse i nazisti a sterminare, assieme agli ebrei, mezzo milione di rom. Ma i rom sono davvero “sporchi, nomadi, ladri”? Sono loro a produrre “sporcizia” o alcuni italiani, invece, li usano come alibi per le proprie discariche esistenti proprio vicino ai loro campi? È vero che rifiutano l’integrazione, la scuola, il lavoro, la casa? E perché se un italiano ruba è un ladro, ma se un rom ruba tutti i rom sono ladri o, ancora peggio, assassini?
A proposito del Punto di Claudio Porchia dedicato all’acqua potabile interviene direttamente il consigliere comunale del gruppo Centrisinistra di Taggia, Massimo Bolla. Qui il testo della lettera.
Caro Claudio, al momento non possiedo dati statistici precisi, ma posso affermare con sicurezza che il comune di Arma di Taggia conta la più alta percentuale di “separati in casa” d’Italia. Problemi di cuore? No problemi di acqua. E’ notorio e riconosciuto da tutti che l’acquedotto del nostro comune fornisca acqua non solo potabile, ma anche qualitativamente buona. Nell’idilliaco rapporto di coppia che potrebbe esserci tra gli armataggesi ed il loro acquedotto, però, nella migliore tradizione del feuilleton, s’inserisce il terzo incomodo: l’AMAIE. Da qui il dramma famigliare. Una quota della popolazione, che ha avuto, per sorte o previdenza, la possibilità di abitare in determinate zone del comune rimane fedele al patto coniugale, un’altra si trasforma, suo malgrado, in partner fedifrago e traditore.
Ora, non metto in dubbio la potabilità dell’acqua fornita dalla S.p.a. sanremese, dal momento che do per scontato il rispetto della legge, ma (e questo è un fatto oggettivo) il suo sapore ed il suo colore lasciano, quantomeno, a desiderare. Ecco allora che, da sempre, quando ha sete, una parte della città apre il rubinetto di casa e beve, mentre un’altra parte, mette mano al portafoglio, va in negozio e compra i cestelli di bottiglie (normalmente di plastica) di cui abbisogna.
Perché questo trattamento discriminatorio? Non se lo ricorda nessuno. E’ sempre stato così punto. A questo si aggiunga che il prezzo a metro cubo dell’acqua erogata dall’AMAIE costa ai cittadini “scelti” più di quello dell’acqua fornita dall’acquedotto comunale. A questo si aggiunga ancora che l’acquisto delle bottiglie si trasforma, al termine della filiera, in un’abbondante produzione di plastica da gettare che tanto contribuisce, com’è noto, al benessere dell’ambiente.
L’attuale amministrazione ha bandito sia dal consiglio comunale, sia (fatto più rilevante) dalle sei mense scolastiche del nostro comune le bottiglie di plastica, ricorrendo a caraffe di acqua provenienti dal nostro caro acquedotto. Si è trattato di un gesto sicuramente encomiabile e che va nella direzione di quelle buone prassi di cui la Pubblica Amministrazione italiana è generalmente così avara. Ma, come spesso accade, si vede l’albero, ma non il bosco.
Quanta plastica immettono nel ciclo dei rifiuti gli amanti armataggesi dell’AMAIE? Quanto spendono all’anno per dissetarsi? Siccome, avendo cambiato casa di recente, sono finito nel novero dei “fortunati”, ho azzardato alcuni conti spannometrici, tenendo conto che il nostro nucleo famigliare è composto di tre persone.
Peso di una bottiglia da 1,5 lt. vuota: 35 grammi
Acquisto medio settimanale: 12 bottiglie
Plastica prodotta alla settimana: 420 grammi
Plastica prodotta in un anno: 21840 grammi pari a 21,84 Kg
I nuclei familiari del nostro comune sono 6691 (dati al 31.12.2006). Non so ancora quanti siano quelli serviti dall’AMAIE, ma ad occhio direi che alla fine dell’anno abbiamo prodotto qualche decina di tonnellate di plastica inserite nel ciclo dei rifiuti che pagano tutti i cittadini. Dal punto di vista economico, ipotizzando un prezzo medio (contenuto) di 3,5 euro a cestello un nucleo famigliare spende 364 euro all’anno in più di un suo concittadino utente dell’acquedotto comunale solo per bere acqua. Si dice che gli/le amanti costino: va bene, però uno vorrebbe almeno potere scegliere se averli o no”.
Massimo Bolla – Capogruppo “Centrosinistra” consiglio comunale di Taggia

Genduso rimette i cancelli: «Troppo pericolosa la pista ciclabile»
ARMA DI TAGGIA. Questione di ore e la pista ciclabile che scorre nel territorio comunale di Taggia inaugurata il 2 agosto verrà ufficialmente chiusa. Con tanto di cartello. Il tratto, lungo circa 250 metri, va dalla galleria di Bussana all’ex passaggio a livello nel centro di Arma. Era stato aperto insieme al tratto sanremese, con partenza dal Morgana. Ma se il sindaco della città dei fiori Claudio Borea aveva firmato l’ordinanza di apertura, altrettanto non ha fatto il “collega” Vincenzo Genduso. Il quale, dopo una riunione di giunta, ha ritenuto troppo pericoloso far entrare ciclisti e pedoni in quella che è di fatto un’area di cantiere, priva di adeguata segnaletica e misuredi sicurezza. [...]
Va da sè che chi entra sulla pista ciclopedonale a Sanremo e nel tratto di Arma di Taggia, ignorando il fatto che sia un’area di cantiere lo fa a proprio rischio e pericolo. Una circostanza che l’amministrazione di Arma ha valutato attentamente, decidendo di non firmare l’ordinanza di apertura e quindi “obbligando” Area 24 a chiudere, risolta invece a Sanremo con l’avviso ai frequentatori del tracciato di essere prudenti, essendo la pista aperta in via provvisoria, con ancora le luci di cantiere nelle gallerie della Vesca e di Bussana. E le auto e i motorini sufficientemente liberi di entrare dove non dovrebbero e potrebbero.
[PAOLOISAIA dal Secolo XIX del 19 agosto]

Il tentativo di screditare l’avversario politico a partire dai suoi difetti fisici la dice lunga sui contenuti di un giornale. Certo il vecchio “Cuore” o “Il Male” hanno fatto la fortuna sulla bassa statura di Berlusconi o le orecchie a sventola di Andreotti. Ma quando non si tratta di un giornale satirico si avverte una sensazione sgradevole per la bassezza dell’espediente.
Sarebbe come criticare la professionalità del direttore del giornale medesimo parlando della sua voce non proprio baritonale.