Osservazioni al Piano Provinciale dei Rifiuti
Scritto da admin il 10 gennaio 2008 in Dati, Documentazione, Gruppo consiliare, Rifiuti, Taggia

Riportiamo le osservazioni al Piano Provinciale di Gestione Integrata dei Rifiuti presentate dal Gruppo “Centrosinistra – Taggia”.

Spett.le AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE

Ufficio Unità di Progetto RSU

viale Matteotti, 147

18100 IMPERIA

e p.c. REGIONE LIGURIA

Dipartimento Ambiente

Settore Gestione Integrata dei Rifiuti

via D’Annunzio, 111

16100 GENOVA

OGGETTO : Modifiche al Piano Provinciale di Gestione Integrata dei Rifiuti della Provincia di Imperia

Osservazioni del Gruppo consiliare “CentroSinistra – Taggia”

PREMESSA

A seguito della costituzione dell’A.T.O. (D.P.P. IM n. 202/2 del 23 dicembre 2004) e di alcune scelte operate dallo stesso, sono state apportate modifiche ed integrazioni al Piano suddetto, approvate con deliberazione Consiglio Provinciale n. 15 del 7 marzo 2006;

Su queste modifiche, il Comitato Tecnico Regionale, Sezione V.I.A. ha richiesto varie integrazioni sino ad esprimere parere negativo di sostenibilità ambientale, con voto di 120/200, nel corso della seduta del 17 aprile 2007, fornendo le seguenti prescrizioni:

  1. migliore definizione delle tipologie di impianto previste, analisi dei relativi vantaggi e svantaggi, anche e soprattutto dell’accettabilità ambientale e sociale;
  2. completa ed aggiornata analisi di sostenibilità ambientale che motivi le scelte operate dal Piano ed individui indicatori per il monitoraggio dello stesso;
  3. articolazione delle fasi di attuazione del Piano e relativo cronoprogramma dettagliato che ne consenta la periodica verifica;
  4. contromisure ed alternative pianificatorie e programmatorie da attuarsi nel momento in cui fossero verificati ritardi o condizioni di stallo rispetto a quanto indicato dal cronoprogramma;
  5. analisi di sostenibilità finanziaria del Piano, anche sulla base di un piano tariffario aggiornato;
  6. integrazione del Piano Operativo per la raccolta differenziata con il disegno generale del Piano provinciale;
  7. programma per la gestione del transitorio, comprensivo delle verifiche della disponibilità residua delle discariche attuali e di una valutazione delle possibili alternative;
  8. nel caso in cui la fase transitoria fosse collegata ad un ampliamento delle discariche di Collette e Ponticelli, oltre ad un’analisi tecnica, ambientale ed economica che dimostri la necessità e la fattibilità di una tale ipotesi, dovranno essere precedentemente approvati i Piani di adeguamento degli impianti esistenti al D.Lgs. n.36/03;

Conseguentemente l’Amministrazione Provinciale ha dovuto adeguare la variante del Piano giungendo alla redazione delle Modifiche di cui all’oggetto.

Da un’analisi della relazione che accompagna le suddette modifiche risulta quanto siano state disattese le prescrizioni dell’Ufficio V.I.A. in particolare nel punto 1 (“migliore definizione delle tipologie d’impianto previste”) e al punto 6 (“integrazione del Piano Operativo per la raccolta differenziata”).

OSSERVAZIONE n. 1

Definizione delle tipologie d’impianto previste, analisi dei relativi vantaggi e svantaggi, anche e soprattutto dell’accettabilità ambientale e sociale;

In risposta a questo punto il Piano precisa che verrà realizzato un unico impianto di produzione CDR in cui conferire i RSU indifferenziati di tutta la Provincia sito in “posizione baricnetrica” (sic!) in zona “Colli” a Taggia.

L’analisi si limita tuttavia ad analizzare la compatibilità orografica dell’area ma evade la vera questione dell’ufficio V.I.A., ovvero l’accettabilità ambientale e l’accettabilità sociale.

Accettabilità ambientale

L’analisi dell’impatto ambientale dovrebbe confrontare le diverse caratteristiche delle varie tipologie d’impianto sotto i seguenti punti di vista:

Emissioni nell’aria: il maggior impatto dipende dal numero di processi della filiera contenenti combustione e quindi emissioni gassose. L’impianto CDR non è tra i peggiori sotto questo punto di vista;

Consumo d’acqua: le sezioni di biotrattamento dell’impianto CDR di solito impiegano grandi quantità d’acqua, ma di questo non si fa menzione nella relazione di piano.

Inquinamento acqua: tale valore è legato alla quantità di rifiuto da conferire in discarica con il conseguente rischio d’inquinamento di falde; l’impianto CDR smaltendo solo la frazione secca, richiede una discarica d’appoggio quindi anche da questo punto di vista non risulta ottimale;

Inquinamento del suolo: valgono le stesse considerazioni del punto precedente;

Occupazione del suolo: unico punto sviluppato dalla relazione del Piano perché, guarda a caso, unico a favore dell’impianto CDR.

Indicatori sociali

Questo punto dovrebbe essere il fulcro della scelta tecnologica in quanto dovrebbe contenere:

l’analisi del rischio delle varie tecnologie di trattamento dei rifiuti;

l’accettabilità sociale

L’analisi del rischio si può dire legata alla complessità dei sistemi di trattamento considerati e, specialmente, alla numerosità delle fasi lavorative previste in questi. Nel fattore di rischio considerato è infatti inclusa la possibilità di accadimento di fenomeni dannosi al processo di lavorazione; è conseguentemente chiaro che al crescere del numero di trattamenti (triturazione, vagliatura, deferrizzazione, ecc…) cui viene sottoposto il rifiuto, il buon esito dell’operazione potrebbe venire compromesso da un qualsiasi guasto, avaria, o quanto altro.

L’impianto di produzione CDR, essendo tra i più complessi, risulta tra i più esposti al rischio di malfunzionamento.

L’accettabilità sociale è forse l’indice che risulta più difficile da valutare poiché, come detto, è affetto dall’elevata soggettività di interpretazione da parte dei “non addetti ai lavori”. Contribuiscono alla mutazione del grado di accettazione sociale certamente la dimensione di impianto e la semplicità di processo aspetti legati anche all’esposizione al rischio della popolazione residente nelle immediate vicinanze. Ancora la complessità del processo di produzione del CDR va contro questi criteri elementari.

OSSERVAZIONE n. 2

Integrazione col Piano Operativo per la raccolta differenziata

A proposito della raccolta differenziata il Piano si limita ad elencare il raggiungimento degli obbiettivi fissati dal T.U. dell’ambiente tuttavia sbagliando per difetto le percentuali di RD.

A questo si aggiunga che la Legge Finanziaria 2007 (L. 296/06) ha aumentato le suddette quote di RD evidenziando quanto sia inadeguata e inattuale nel complesso tutta la struttura del Piano ormai superata dalla legislazione vigente.

Di seguito si riporta uno specchietto con le quote di RD previste dal Piano di Gestione integrata dei rifiuti, dal T.U. dell’Ambiente e dalla Finanziaria 2007.

CONSIDERAZIONI

Sembra evidente quanto sia stato disatteso il D.L. 3 aprile 2006, n. 152 emanato in attuazione della Legge 308/2004. Infatti quale priorità da perseguire esso fissa la prevenzione e riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, obiettivo che agli scriventi pare non sia stato assolutamente preso in considerazione.

Tutto il lavoro svolto sembra focalizzarsi sull’individuazione del sito, sulla scelta di non dotarsi di un termovalorizzatore ma di privilegiare soluzioni che prevedono l’utilizzo di impianti fuori provincia.

La raccolta differenziata non ha prodotto i risultati previsti., anzi viene ammesso che negli ultimi anni ha subito un decremento “per fattori ancora da individuare” .

Non si è cercato di dare risposte a queste domande, non si sono individuate strategie per risolvere tali problemi.

Nel modo moderno di intendere i rifiuti urbani la strategia da perseguire è il percorso verso l’obiettivo “RIFIUTI ZERO”.

Per ottenere una minimizzazione del ricorso alle discariche, la separazione del materiale trattato può essere fatta alla fonte. Verso questo fine devono essere concentrati tutti gli sforzi sia sotto forma di sensibilizzazione che di incentivi anche economici a favore degli utenti.

Sembra che l’unico modo di risolvere il problema rifiuti sia quello di optare per la soluzione del combustibile derivato dai rifiuti (CDR) che però non deve essere bruciato in Provincia, ma da qualche altra parte, non ancora individuata.

Questa è sicuramente una “forte” politica di sensibilizzazione ambientale: a noi le polveri sottili fanno male, agli altri no ! Ma l’aria che respiriamo non è uguale per tutti!

Anche la scelta del sito lascia molto a desiderare. La presenza nelle adiacenze di un SIC IT 1315805 che ospita un lembo relitto di bosco primigenio di leccio nel versante orientale della valle Armea e la visibilità dell’intervento che costituisce un fattore estremamente penalizzante dal punto di vista ambientale sono sicuramente in contrasto con la vocazione turistica del Comune di Taggia.

Vogliamo forse distruggere anche l’ultima fonte di possibile reddito per questo Comune, dopo che scelte disastrose effettuate in ambito commerciale hanno messo in ginocchio parte dell’economia locale?

Sbagliati sono i presupposti dell’analisi del problema dello smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani, infatti nelle “Modifiche ed integrazioni al Piano Provinciale della gestione integrata dei rifiuti” della Provincia di Imperia si afferma che:

vista la produzione di rifiuti solidi urbani (ma cosa sia stato fatto per diminuirla non è stato neppure preso in considerazione!);

visto l’andamento della Raccolta Differenziata (anche qui non si valuta la possibilità e le modalità per incrementarla),

vista l’estensione dell’area disponibile ed il facile collegamento con la grande viabilità (sembrano essere le uniche cose importanti e decisive, l’impatto ambientale e la ricaduta negativa sul turismo sono problemi neppure sfiorati),

quella del separatore secco – umido sembra essere l’unica soluzione (ma tutte le altre tecnologie!) con la parte “secca” utilizzata come combustibile e quella umida , previa stabilizzazione, avviata in discarica (quale?).

Per lo smaltimento del prodotto fuori provincia si demanda tutto alla gara d’appalto. Con il nuovo piano, a regime, si avvierà a discarica solo il 30% del totale, per il restante 70% non è ancora stata individuata nel dettaglio la tecnologia di smaltimento.

E’ come firmare una cambiale in bianco: perché dobbiamo lasciare nel bando di gara libertà alle imprese partecipanti di proporre la loro tecnologia e non già dire noi come la vogliamo?

Il costo del trattamento, che sarà posto a carico dei cittadini, deriverà dell’esito della gara; perché dobbiamo lasciare all’imprenditore le scelte che ricadranno sulla testa e nelle tasche dei cittadini? Che razza di politica è questa?

Dalla lettura delle “Modifiche ed integrazioni al Piano Provinciale della gestione integrata dei rifiuti” della Provincia di Imperia l’unica cosa che emerge è l’assoluta approssimazione nel riportare cifre e dati mentre l’unica soluzione che viene proposta è quella del separatore secco-umido.

Alla luce di quanto sopra esposto il Gruppo consiliare “CentroSinistra – Taggia”

RITIENE

che il Piano di Gestione dei Rifiuti debba essere rivisto al fine di prestare più attenzione alle esigenze dei cittadini ed alle problematiche del settore, allineandosi alle normative vigenti e prendendo spunto da esempi di gestione che hanno avuto esiti positivi sia in Italia che all’estero, sia sotto il profilo della diminuzione dei rifiuti, sia sotto quello dell’impatto ambientale e della salvaguardia della salute e della vivibilità di tutti.

Lasciatecelo dire: il “bruceremo altrove” non ci pare condivisibile. L’aria è patrimonio dell’umanità e bruciare a Tolone o a Savona non risolve il problema della tutela dell’ambiente che è l’unica eredità che da persone civili dobbiamo impegnarci a trasmettere ai nostri figli.

Eventuale corrispondenza potrà essere indirizzata al Gruppo Consiliare “CentroSinistra – Taggia” presso il Comune di Taggia.

Taggia , 27 dicembre 2007

Il Gruppo Consiliare “CentroSinistra – Taggia”

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Dopo Baden Powell dedicata una via ad Heidi?
Scritto da mosquito il 7 gennaio 2008 in Resistenza umana

Perché la Giunta Genduso vuole dedicare un’area verde di Taggia a Baden Powell, fondatore dello scoutismo?
Considerazioni semiserie sull’attività dell’attuale maggioranza di Taggia.

Mi rendo conto che non si tratti di uno di quegli interrogativi dalla cui soluzione dipendano in maniera rilevante le sorti del nostro comune. E’ anche vero, però, che ogni tanto è opportuno perdersi anche dietro a questioni più leggere, forse un po’ intellettualoidi, quando queste possano in qualche maniera contribuire a riflettere, ad esprimersi, ad esercitare il libero pensiero, magari sdrammatizzando un po’.

Questo il ragionamento: normalmente si dedicano spazi pubblici (vie, piazze, etc…) a personaggi trapassati che hanno dato lustro, con la loro vita, opere, scritti alla storia locale, a quella nazionale o a quella dell’umanità nel suo complesso. Tre, quindi, sono i piani di ragionamento: il non essere più tra i vivi (anche se credo che in giro per il mondo vi siano simpatiche eccezioni), l’appartenenza territoriale e culturale del candidato ed il contributo positivo dato dal personaggio alla società.

Analizziamo il primo piano. Beh, che Baden Powell sia morto è fuori discussione e, quindi, sul punto non ci piove.

Dal punto di vista territoriale e culturale nel caso in oggetto sono, per evidenti ragioni, esclusi il livello locale e quello nazionale, classificando, pertanto, Baden Powell ad un livello “straniero”. Questo, è ovvio, non è un male in sé (non bisogna essere provinciali o peggio xenofobi!!!), ma sicuramente pone alcuni interrogativi sulla precedenza maturata dall’ufficiale britannico rispetto a figure più “vicine”, più “nostre”, visto che gli si va a dedicare un pezzo del nostro territorio.

Passando al terzo piano di ragionamento, il contributo di Baden Powell è rappresentato dall’avere creato un movimento sicuramente degno di apprezzamento e di stima, lui che dopo avere inseguito la guerra per tutta la vita, ha pensato così di contribuire in qualche modo alla realizzazione della pace in visione cristiana (ha mancato il Nobel solo a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale). Lodevole. Ma c’è anche chi ha fatto di più. Magari, per restare sul filone esterofilo, Ghandi che ha propugnato la pace e la non violenza proprio in opposizione a quel regime imperialista britannico di cui Powell era splendida ed apprezzata incarnazione.

Vi è, poi, un quarto piano di pensiero che, pur non essendo mai dichiarato ufficialmente, è spesso quello che ha la maggiore influenza nelle scelte dei toponimi: quello ideologico, che affonda le radici nelle convinzioni e nel vissuto dell’amministratore di turno.
E ben sappiamo tutti come sindaco, vicesindaco più qualche consigliere ed assessore qua e là con lo scoutismo cattolico militante abbiano un forte legame personale e, passatemi il termine, elettorale. Niente di male, esperienza rispettabilissima che ha avuto (anche se per vie “eretiche”) anche il sottoscritto facendo parte in passato di un gruppo “scout”, che seppur non riconosciuto ufficialmente, ha avuto, nel tempo, il merito di togliere dalla strada un sacco di ragazzini del nostro comune.

E’ questo carattere ideologico e personalistico che mi disturba e che mi lascia perplesso perché espresso da chi, da una parte, si è sempre dichiarato contrario a tutte le rigidità e gli schematismi ideologici e, dall’altra, si è detto intenzionato a rappresentare paritariamente tutti i differenti punti di vista.

Riassumendo e concludendo: la dedica dell’area verde in questione mi sembra rispondere di più ad esigenze di tipo personale di una parte della Giunta che versa così il suo obolo alla propria esperienza di vita ed alle proprie convinzioni, celebrando in qualche modo sé stessa e non la società che dovrebbe, invece, rappresentare. Ma se a prevalere sono le simpatie, le propensioni, la nostalgia ed i ricordi personali, perché non intitoliamo una via ad Heidi, degna ormai di essere dichiarata ufficialmente patrimonio dell’umanità o una piazza a Goldrake, che tanto ha fatto per difendere la terra dagli attacchi di Vega?

Nel passato sono stato un Plasmoniano. Ve lo ricordate: una torma di bambini convinti che giravano in maglietta bianca brandendo martelli di gomma piuma che, con geniale ed anche un po’ spregiudicata capacità comunicativa, venivano lanciati sulle spiagge dagli aerei della Plasmon, per andare oltre la pubblicità e radicare nelle nuove generazioni un modo di essere, un senso di appartenenza forte alla celebre marca di alimenti per l’infanzia. Lo dichiaro ufficialmente: se un giorno diventassi sindaco di Taggia intitolerei il lungomare all’omino con il martello. PLA-SSS-MONN!!!

Mosquito



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Resistenza umana
Scritto da admin il 7 gennaio 2008 in Resistenza umana

Resistere, si sa, è un esercizio virtuoso.

Da oggi su centrosinistrataggia.com è attiva la nuova sezione satirica “Resistenza Umana“: un omaggio al mai troppo compianto “Cuore” ma anche un nome che racchiude bene lo spirito dei tempi.

Con Resistenza Umana inizia la propria collaborazione con il sito un nuovo utente che imparerete a conoscere e che preferisce farsi chiamare Mosquito.

Buona lettura.

Ah dimenticavo: chi volesse collaborare è il benvenuto!

scriveteci su info@centrosinistrataggia.com



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