Dopo gli infruttuosi tentativi di risolvere per via civile e diplomatica l’incresciosa situazione dell’Italiastan è stato deciso l’invio di un contingente militare di 2500 uomini.
È stata una decisione sofferta che non mancherà di suscitare polemiche ma necessaria per porre fine ad un regime oscurantista che calpesta i più elementari diritti civili: un regime dove gli omosessuali sono perseguitati, dove le donne oltre che faticare a emergere ricevono pesanti punizioni dal clan familiare per aver avuto rapporti sessuali fuori dal matrimonio, dove l’informazione è rigidamente controllata dal potere centrale, dove le condizioni dei lavoratori sono sempre più precarie, dove si organizzano pogrom nei confronti delle minoranze etniche, dove le autorità religiose esercitano una pesante influenza sulle politiche familiari e scolastiche, dove l’indipendenza della magistratura è costantemente minacciata, dove le organizzazioni criminali non solo sono tollerate ma sovente i suoi appartenenti sono esaltati come eroi.
Certo la situazione dei diritti civili, benché grave, da sola non bastava a giustificare l’intervento militare che è stato deciso solo a seguito delle recenti notizie: un rapporto riservato dimostrerebbe come un Ministro del Governo – il Mullah Alì Shcajollàh (noto come Alì il Comico) – fosse in procinto di lanciare il nuovo programma nucleare. Certo Alì spergiura si tratti di nucleare civile ma gli osservatori internazionali si chiedono allora a cosa serva l’impianto eolico acquistato la scorsa settimana in Giappone.




