
Che sarebbe accaduto, un anno fa, se ad esser sorpreso a utilizzare un motoscafo dei vigili del fuoco per fare immersioni in un’area marina super protetta fosse stato Fausto Bertinotti? I più zelanti, probabilmente, avrebbero calcolato perfino il costo del gasolio consumato e “pagato, naturalmente, da noi contribuenti!”. E se fosse stato il governo passato a riallargare i cordoni della borsa ed a riaprire i voli di Stato a tutti i ministri e perfino ai sottosegretari? Beppe Grillo ci avrebbe forse costruito attorno un altro Vday. Per non chiedersi, ovviamente, che tipo di gogna pubblica sarebbe stata organizzata – appena pochi mesi fa – se si fosse scoperto che un lombardissimo ministro dell’Istruzione che chiede rigore e serietà per la scuola (soprattutto quella al Sud) se ne era andato in Calabria a sostenere – e naturalmente superare – l’esame di abilitazione alla professione di avvocato.
«Basta con la Casta!», avremmo strillato. Adesso non si strilla più. O si strilla assai di meno. E onestamente, tolto qualche aumento di prezzi alla buvette di Montecitorio e la nomina di qualche membro di governo in meno (iniziative, soprattutto la seconda, incidenti e notevoli) non è che i costi della politica siano stati dimezzati o gli episodi di “malcostume da privilegio” spariti.
Federico Geremicca si chiede su La Stampa di ieri che fine abbia fatto quell’ondata di indignazione attorno alla Casta che un anno fa contribuì a spazzare via la maggioranza di centrosinistra.
E certo che la maggioranza berlusconiana non si lascia mancare nulla:
- Dell’abolizione delle Province pomposamente annunciata in campagna elettorale neanche l’ombra;
- Uso degli aerei di stato consentito anche a sottosegretari e familiari (ricordate il viaggio di Mastella e figlio?);
- Diminuzione di parlamentari, consiglieri etc. non prevista in agenda;
- Numero dei componenti del governo superiore al numero fissato per legge;
- Debiti di un’azienda pubblica ripartiti sulla collettività;
Sia chiaro lo spettacolo offerto dall’Unione nei suoi due anni di vita non fu dei migliori ma almeno si provò concretamente a ridurre i costi collaterali della politica. Ricordiamo le misure contenute nelle finanziarie 2007 e 2008:
- limite ai compensi di sindaci, assessori, consiglieri;
- incompatibilità di cariche
- numero massimo di componenti dei CdA dell società a partecipazione pubblica; per fare un esempio la Secom (la società che gestisce il ciclio dell’acqua a Taggia) aveva un Consiglio di Amministrazione composto da cinque membri (di nomina politica); a seguito della finanziaria il numero dei membri è stato ridotto a tre.
- obbligo di pubblicazione sui siti internet delle singole amministrazioni degli incarichi di consulenza affidati e dei relativi importi: Brunetta ha trovato il lavoro già fatto.
- riduzione delle comunità montane a cui possono associarsi solo i comuni veramente montani (quelli con un territorio ad altitudine media di 500 m slm): ricordo, a questo proposito, un voto in consiglio comunale di Taggia di un emendamento dell’UNCEM (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) fortemente critico verso questa restrizione. Ma come si vuole impedire a paesi come Taggia di definirsi montani? La maggioranza gendusiana che già aveva presidiato i banchetti anticasta del Vday ad Arma, votò compatta per l’approvazione dell’emendamento. Insomma: abolire i privilegi sì, ma non i propri.
