PER UN PUGNO DI OLIVE – La leggenda delle Sciasceline
Scritto da oggianni il 21 novembre 2008 in multimedia

Zemiafilm ha realizzato “Per un pugno di olive – La leggenda delle Sciasceline“.
Il documentario racconta la storia delle Sciasceline , le lavoratrici stagionali che nel secondo dopoguerra giungevano in provincia di Imperia per la raccolta delle olive.
Una storia quasi dimenticata ma che dimostra come l’esperienza personale può diventare memoria collettiva e come le vicende di una generazione possono trasformarsi in un’epopea nostrana.

  • Una produzione Zemiafilm/ Red Century.
  • Musicazione testi: Paolo Vota – KALI’S ORCHESTRA
  • Colonna sonora: Canti contadini – Centro per i dialetti e le tradizioni popolari Regione Liguria

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Vedi anche:

Fenomenologia della ricerca del consenso [4/5]
Scritto da oggianni il 19 novembre 2008 in Taggia

La messinscena – “L’investitura”

Il momento dell’investitura è un rito solenne. L’investitura di un cavaliere, i voti di un prete. Il telecomando diventa feticcio, diventa atto di investitura, certificazione di privilegio. Il telecomando non è un principio distribuito per diritto di nascita. Il telecomando è un oggetto: o ce l’hai o non ce l’hai. Ce l’ha chi l’ha ottenuto per gentile concessione dell’eletto.



Vedi anche:

Silvio Gendusconi e Barack Bollama
Scritto da Mosquito il 18 novembre 2008 in Resistenza umana

Nei giorni scorsi ha tenuto banco l’ennesima gaffe del nostro Silvio nazionale. Durante un discorso, il nostro ha pensato bene di dare dell’abbronzato a Barack Obama, primo presidente afroamericano del paese più razzista del mondo. Per inciso, questa avrebbe dovuto essere la notizia da commentare, ma quel mattatore del Silvio sa sempre come rubare la scena. Chiuso l’inciso.

Le critiche ci sono state e sono state anche veementi, anche se la stampa autorizzata ha cercato di sminuire, di rintuzzare, di ridimensionare, rendere carino, dando anche questa volta una mano a Silvio. Del resto è pur sempre il presidente del Milan!!!

In questo frangente le accuse sono state nell’ordine:

razzismo: 10% ;
ignoranza delle diplomazia minima: 5%;
ironia di dubbio gusto: 8%;
becero guittismo: 75%;
altro: 2%.

Nonostante la scientificità dei sondaggi condotti, io non credo che si sia trattato di niente di tutto ciò. Purtroppo.
Dobbiamo, infatti, a mio avviso, prendere coscienza del fatto che davvero il nostro presidente del consiglio non si é accorto che nelle vene di Barack scorre del sangue nero. Davvero il nostro tristemente primo ministro credeva, prima che il paziente Letta gli spiegasse come stanno le cose, che Obama fosse abbronzato.

Prima di tutto perché Silvio non sa cosa sia l’Africa. Per lui il colore delle pelle lo determinano le lampade dei centri estetici. Che altro sennò?
In secondo luogo Lui non vive su questa terra e quindi non è al corrente delle cose che capitano qui da noi. E’ un po’, mutatis mutandis (fatte, cioè, le debite proporzioni), come la nostra Junta di Taggia.

Il comune è in cerca di risposte, alla dicitura “città turistica” sono stati aggiunti almeno tre eloquenti punti interrogativi, un asettico burocratismo regge i rapporti fra gli attori politici, i cittadini si sentono non solo messi da parte, ma anche presi in giro. In campagna elettorale erano state promesse loro “Partecipazione” e “Comunicazione”. Oggi scoprono che si tratta di due amici del sindaco e che costano alla collettività 12000 euro all’anno. Un ticket da pagare per vincere un incontro a tu per tu con il primo cittadino: quasi come fare sei al superenalotto.
Non ci sono programmi, né idee per il futuro. Né buone, né cattive. Tutto questo, però, non sembra riguardare il sindaco ed i suoi Giunteros, che vivono, evidentemente, altrove. Come Berlusconi, appunto.

Il sole splende alto, petto in fuori e denti schierati, si può andare a fare un bel giro in bicicletta. Se é un giorno pari. Perché in quelli dispari il sindaco e l’assessore bloccano i lavori perché hanno deciso che sul tracciato delle ex ferrovie c’é forse l’amianto, oppure l’olio di creosoto, o forse il napalm e, perché no, il botulino, o addirittura l’ebola o il colera. Siamo diventati una città a contaminazioni alterne. A seconda della convenienza politica del momento.

Fortunatamente il centrosinistra locale può guardare fiducioso al futuro: Barack ha vinto negli Stati Uniti. E lo ha fatto mostrando il volto giovane, sorridente, deciso ed “abbronzato” del partito democratico. Un po’ come aveva fatto Bolla nella campagna del 2007 per la poltrona di sindaco di Taggia. Il risultato era stato un fragoroso vaccagare elettorale, ma quanta simpatia, quanta stima, quanto affetto. Ci aveva provato, poi, Veltroni, ad un anno circa di distanza, candidandosi a Palazzo Chigi. Energia, movimento ed ottimismo americano, ma niente: ancora un buco nell’acqua. Poi, buon ultimo, Barack. Che ha lavorato di fino sull’immagine, capitalizzando gli errori degli altri, ed affermandosi, infine, come presidente degli Stati Uniti. Sintetizzando: il motivo del successo di Barack? E’ stata l’onda lunga di Bolla da Taggia. Mutatis mutandis, ovviamente.

Mosquito.



Vedi anche:

Fenomenologia della ricerca del consenso [3/5]
Scritto da oggianni il 18 novembre 2008 in Taggia

Dal diritto alla concessione – “Il matrimonio di Connie”.

La consegna pubblica del telecomando è, a tutti gli effetti, un riconoscimento pubblico una concessione di un’onorificenza. Quello che è un diritto (accedere alla propria abitazione) diventa una concessione (ti concedo di accedere alla strada in cui abiti). Il rispetto di un diritto è garantito dalla norma che definisce, nero su bianco, diritti e doveri. La concessione è un atto di condiscendenza quasi benevola, paternalistica. Per avere i diritti devi essere un cittadino per avere una concessione devi chiedere.
Al matrimonio della figlia di Don Vito Corleone la gente faceva la fila per chiedere i favori del padrino. Don Vito non poteva dire di no in quel giorno ma sapeva che al momento opportuno avrebbe potuto chiedere che gli fossero restituiti  quei favori. L’eletto alla ricerca di consenso non riconosce diritti. Lui concede. Al momento opportuno saprà far fruttare quel favore.



Vedi anche:

È ufficiale: la discarica di servizio sarà a Badalucco
Scritto da oggianni il 17 novembre 2008 in Rifiuti, Taggia

Venerdì scorso l’ATO rifiuti ha deliberato definitivamente la posizione della discarica di servizio all’impianto di separazione che sarà costruito a Taggia.

La sua collocazione non sarà più a Ponticelli ma si è deciso per il Vallone dei Morti situato nel territorio di Badalucco. È stato un repentino cambio di rotta la cui origine si sospetta sia più meramente politica (la conservazione del consenso da parte della destra imperiese in vista delle prossime comunali) che dettata da effettive ragioni tecniche.

Il sindaco Boeri invoca la solidarietà da parte degli altri comuni della Valle Argentina nonostante questi (Badalucco compreso) abbiano votato a favore della zona Colli a Taggia per la realizzazione dell’impianto CDR. Guardate la mappa per rendervi conto di quello che accadrà:

Più che parlare di miopia bisognerebbe parlare di cecità e ora la Valle Argentina avrà sul groppone il traffico degli autocompattatori di tutta la provincia. Bel capolavoro!



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