Questo articolo è scritto a caldo durante lo spoglio dei voti della Sardegna: un terzo delle sezioni scrutinate e sembra inesorabile la vittoria del candidato berlusconiano (il figlio del commercialista di B, quello che scambiava i nuraghi per sili, quello che spostava le cattedrali di centinaia di km).
Molti hanno seguito la campagna elettorale sarda perché guardavano al (ex) governatore sardo come al futuro, possibile, ennesimo, salvatore della sorte di questo centro-sinistra in stato vegetativo. Molti, soprattutto giovani, quelli che hanno aderito con entusiasmo alla campagna elettorale del fondatore di Tiscali.
Ma il dato che meglio spiega la debàcle è la differenza tra i voti raccolti dal candidato presidente e la coalizione che lo sosteneva: 7-9 punti sotto. Un dato che potrebbe essere interpretato con l’autoreferenzialità dei partiti della sinistra capaci di scannarsi in congressi ombelicali e incapaci di rapportarsi con la realtà che li circonda.
Ma non vogliamo prenderci in giro e racconteremo come stanno le cose: il partito è fuori da ogni controllo, l’autorità della dirigenza ai vari livelli non viene di fatto riconosciuta dai capibastone. Parlo di quelli che avevano già affossato la giunta Soru a dicembre in nome dell’edificabilità dell’agro (quale penosa fine hanno fatto le battaglie del proletariato); gli stessi che si sono dovuti fare da parte in virtù dell’alto numero di mandati già ricoperto in passato.
La lezione sarda è amara e vedrete -spero di sbagliarmi- troverà conferma alle future elezioni comunali di Imperia dove il candidato Paolo Verda sta conducendo una bella campagna sia dal punto di vista comunicativo, sia dal punto di vista del rinnovamento. Purtroppo temo che proprio quest’ultimo punto sarà uno dei motivi che porterà alla vittoria del candidato del centrodestra; uno qualsiasi di quelli che verrà scelto dal Divo Claudio. E il motivo si può rintracciare nel trafiletto uscito domenica sul secolo XIX dove il candidato sconfitto da Verda alle primarie non potendosi più candidare alle comunali in virtù di un rinnovamento sancito dallo statuto del PD (limite di tre mandati) ha lanciato una sottile minaccia: attenzione che i miei voti potrebbero mancare dalla conta finale.
Se siamo messi così male tanto vale staccare la spina e ricominciare da zero.
Tenetevi il vostro pacchetto di voti e portateli in dote, insieme a quel poco di dignità che vi rimane, al vostro nuovo padrone. Vedrete che qualche briciola dal piatto cadrà. Mastella docet.
