
Si profila la via scajolana per lo smaltimento dei rifiuti (CDR di Imperia e Savona bruciati nella centrale di Vado). Il ministro dell’Ambiente (sic!) ha appena firmato un decreto che autorizza l’ampliamento della centrale di Vado con la possibilità di ricorrere a Energie rinnovabili (non fatevi ingannare: parte dei combustibili da rifiuto viene così classificata per legge).
Centrale, si può ampliare via libera del ministro
20 luglio 2009
Vado. È arrivata ieri pomeriggio, come un fulmine a ciel sereno, la firma da parte del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, del decreto relativo alla valutazione di impatto ambientale del progetto di potenziamento della centrale Tirreno Power di Vado-Quiliano. È la firma che pesa e può fare la differenza.
La scorsa settimana il Ministro aveva firmato il decreto relativo alla “via” per convertire a carbone la centrale di Porto Tolle (sul delta del fiume Po). Ieri è arrivato l’”ok” per quella del progetto di potenziamento dell’impianto di Vado-Quiliano. Ora la parola passa al ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, per la decisione definitiva.
Il testo del decreto (che in parole povere ratifica il parere della commissione tecnico-scientifica del Ministero sulla valutazione di impatto ambientale e di fatto fa partire l’iter autorizzativo) era “parcheggiato” sulla scrivania del Ministro da alcuni mesi, dopo che a novembre la commissione aveva espresso il parere favorevole al progetto, scatenando la reazione degli enti locali.
In particolare della Regione Liguria che aveva protestato poiché la commissione si sarebbe riunita senza convocare tecnici ed esponenti della Regione.
«Vedremo i documenti firmati dal Ministro – ha commentato ieri pomeriggio l’assessore regionale all’ambiente, Franco Zunino -. Il mio primo passo sarà proporre subito alla Giunta regionale di impugnare il decreto. È illegittimo sia nel metodo sia nel merito, e il ministro lo sapeva. Nel merito perché il progetto è in contrasto con le linee programmatiche regionali e con il piano di risanamento della qualità aria, nel metodo perché la Regione non era stata convocata».
Tra l’altro, in teoria, la firma del decreto bloccherebbe la possibilità per gli enti locali di inserire condizioni e richieste di ulteriori garanzie ambientali.
Il piano di Tirreno Power prevede un aumento della potenza dei gruppi di produzione, passando dagli attuali 1420 Mw totali (dei due gruppi a carbone e dell’unità a ciclo combinato alimentata a metano entrata di recente in funzione) ad una potenza superiore di altri 640 Mw con l’adozione di un nuovo supergeneratore a carbone da 460Mw e l’appoggio di altri 180Mw prodotti attraverso fonti rinnovabili. L’investimento preventivato dall’azienda ammonta ad oltre 625 milioni di euro per potenziare gli impianti e ristrutturare nel contempo la rete di impianti idroelettrici in tutta la Liguria, avviando due centrali a biomasse e 19 impianti eolici. Oltre all’aumento di produzione, Tirreno Power prevede che nel complesso, rispetto ad oggi, gli impianti emetteranno il 7,3% in meno degli ossidi di zolfo, l’1,1% degli ossidi di azoto e il 3,2% delle polveri.
«Il progetto prevede sensibili miglioramenti dal punto di vista ambientale rispetto ad oggi – aveva spiegato il direttore generale di Tirreno Power, Giovanni Gosio, presentando il progetto -. Il nostro gruppo ha adottato già nel 1998 i parametri che l’Europa renderà obbligatori solo dal gennaio prossimo. Per quanto riguarda il ciclo combinato, dal maggio 2005 presentiamo relazioni semestrali ai ministeri di Attività produttive, Ambiente e Salute, oltre a Regione Liguria, Provincia di Savona, Comuni di Vado e Quiliano. I ministeri competenti effettuano verifiche costanti sui dati presentati». L’azienda, che ha rilevato la centrale vadese dalla ex genco Interpower, a sua volta nata da una costola dell’Enel, è proprietaria di altri due impianti (Napoli e Torrevaldaliga) e del nucleo idroelettrico di Genova (che comprende nel Savonese anche le centrali di Cairo, Millesimo e Piana Crixia).
Se il progetto di potenziamento dovesse divenire realtà, i lavori durerebbero quattro anni ed occuperebbero da 900 a 1000 persone. A regime la nuova unità darebbe lavoro ad altre 50 persone, oltre a quelle già operanti nella centrale.
[fonte Il Secolo XIX]
