Perché non parteciperò alla votazione sul crocefisso

Scritto da Massimo Bolla il 18 dicembre 2009 in Gruppo consiliare

“Desidero precisare che non considero poco importante la questione del crocefisso posta da Negroni, ma, da laico praticante quale sono, ritengo solo che la tematica religiosa appartenga ad una sfera intima, personale e, quindi, diversa da quella della politica. Ammettendo, però, la discussione sul piano della filosofia della politica, ritengo che la battaglia per mantenere il crocefisso nei luoghi pubblici sia una risposta esagerata, ma tutto sommato comprensibile ad una battaglia, altrettanto fuori luogo, condotta da coloro che ritengono di imporre che il crocefisso sia tolto. E’ evidente, quindi, che si stia strumentalizzando, da una parte e dall’altra, valori e tradizioni che personalmente rispetto, pur non sentendomi obbligato a difenderli strenuamente. Una società evoluta non dimostra la propria civiltà inchiodando un crocefisso sul muro, così come non dimostra la sua reale volontà e capacità di integrazione culturale chi da quel muro si ostina a volerlo strappare. Il mio rispetto per il simbolo della croce, come per tutti i simboli degli altri credo religiosi, mi impedisce di partecipare ad una discussione che sta trasformando quel simbolo in un randello da dare in testa al “nemico”.  Per queste ragioni non parteciperò alla votazione di lunedì.”

MASSIMO BOLLA

Capogruppo “Centrosinistra – Taggia”



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4 Commenti

  1. Giorgi Giampiero Says:

    No caro Massimo Bolla, non è cosi. Sarebbe così se parlassimo della storia degli altri, dei costumi e delle usanze degli altri popoli, se parlassimo di altri stati. Qui invece parliamo di 2000 anni di storia italiana e che nel bene e nel male ha segnato profondamente la nostra cultura. Neanche a me appassiona la discussione del Crocifisso come non mi appassionano questa difesa a spada tratta della nostra religione da chi magari non và mai alla Santa Messa alla domenica. Ma non mi và nemmeno che la destra si appropri strumentalmente di un simbolo cristiano che è simbolo di tolleranza e di perdono. Fossi in te io ci andrei a quella discussione di cui tu parli e direi essattamente quello che ti ho scritto. Perche se lo dico io che sono cattolico vale di meno perché è di parte.
    Leggimi su pdmonticelli.ilcannocchiale.it oppure su giampierogiorgi.ilcannocchiale.it

  2. oggianni Says:

    Salve signor Giorgi, chiedo scusa se mi inserisco nella discussione e le chiedo la pazienza di leggere le mie argomentazioni (e solo sul loro merito, eventualmente, ribattere) dopo aver premesso di non condividere la sua stessa fede.
    Le dico subito di essere in completo disaccordo con la sua posizione e ovviamente con la capziosa battaglia per il ricorso alla corte europea. I motivi li elenco in seguito per punti:
    1) Laicità non vuol dire ateismo.
    Laicità significa autonomia decisionale rispetto a un condizionamento ideologico o pregiudiziale. Ateismo significa assenza di fede.
    La posizione di Bolla è ascrivibile alla prima laddove vuole sottrarre un simbolo religioso a questo sconsiderato abuso nell’arena politica tanto più in un’assise prettamente amministrativa come quella comunale.
    E anche qualora volessi appellarmi alla sacralità del simbolo, sempre fossi credente, avrei qualcosa da ridire; un po’ come hanno fatto i cattolici valdesi:
    ” Ancora una volta emerge la fragilità, logica prima e giuridica dopo, della tesi secondo cui il crocefisso imposto nelle aule italiane non è un simbolo religioso ma sarebbe l’espressione della cultura nazionale. La verità è che il crocefisso nei luoghi pubblici, come il privilegio dell’Insegnamento religioso cattolico, rimandano all’Italia di un tempo antico e dello stato confessionale.”
    [vedi: http://www.chiesavaldese.org/pages/archivi/index_commenti.php?id=1017
    2) La presenza di un simbolo religioso negli uffici pubblici non è giustificabile con la semplice tradizione.
    Se così fosse allora si tratterebbe di mera questione di tempo. Se la sentenza della Corte Europea non dovesse essere stravolta in sede di ricorso, tra dieci anni potremo pacificamente affermare, secondo la stessa logica, che è tradizionalmente accettato il contrario.
    Accompagnare questa tesi con affermazioni antistoriche quali “2000 anni di storia italiana” non fa che indebolirla ulteriormente. Potrei ribattere che prima di questi 2000 anni ci sono stati secoli in cui nella penisola italica si sono praticati ben altri culti ma non per questo pretendo sacrifici di agnelli al mattino ad ogni suono della campanella.

    Un caro saluto,

    Gianni Oggiana

  3. Massimo Bolla Says:

    Ciao Giampiero, ti ringrazio per la tua attenzione ed il tuo contributo alla discussione. Per risponderti uso due articoli scritti da Don Farinella che ho ricevuto da un amico del PD. A presto. Massimo Bolla.

    - http://ilfuturnauta.blogspot.com/2009/11/accanimento-terapeutico-sul-crocifisso.html
    - http://temi.repubblica.it/micromega-online/povero-cristo/

  4. Matisse Says:

    Io sono un “agnostico praticante” e come tale mi comporto cercando di capire la visione dei credenti ma senza dover litigare con loro.
    Ne consegue che se vi siano o no simboli religiosi nei luoghi pubblici me ne frega molto poco.
    Bene ha fatto Massimo a non considerare nemmeno la provocazione di una persona viscida e faziosa.
    Matisse.

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