Qualche spunto di riflessione sull’uso politico dei simboli religiosi
Scritto da oggianni il 21 dicembre 2009 in Gruppo consiliare, Segnalazioni

La mozione pro-crocefisso promossa dal gruppo del PDL ha provocato un certo dibattito tra i commenti del precedente articolo.

Per contribuire ad una serena riflessione pubblichiamo due articoli di Don Paolo Farinella.

Cattolici, seguite l’esempio di don Milani, staccate voi il Crocifisso dalle scuole

Ancora una volta devo cambiare argomento perché, inattesa, la Corte europea di Strasburgo ha sentenziato che il Crocifisso nelle aule scolastiche configura “una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni”. A sentenza ancora calda, “s’ode a destra uno squillo di tromba, / a sinistra risponde uno squillo” e agli squilli striduli rispondono le campane dell’Osservatore Romano e limitrofi. Che strano mondo! Tutti parlano del Crocifisso come segno unificante dell’identità culturale del nostro Paese, il governo addirittura ricorre contro la sentenza e ognuno usa il Crocifisso come una clava: e tutti vanno a Messa a pregare Dio, ma tu ti preghi il tuo ed io mi prego il mio. Povero Crocifisso! Tutti lo vogliono, nessuno la calcola, e ognuno lo usa per il proprio brodo e la propria indecenza. Se io fossi il Crocifisso, absit iniuria verbi, tra le due e le tre di notte (orario canonico legale), mi riprenderei la croce e me ne andrei su Plutone.

Veniamo da una estate in cui chi faceva i gargarismi con “i valori cristiani” ha fatto scempio di minorenni, di prostitute, di famiglie e di mercato di cariche in cambio di sesso.  Si assassinano immigrati con una legge infame in nome della “civiltà cristiana”. Non si è lesinato fango immorale sui propri nemici o presunti tali per conto ella dignità della persona. Si è visto un Presidente del Consiglio screditato moralmente e civilmente, ma in cerca disperata di preti e vescovi complici per  risalire almeno in facciata la china dell’immondizia. S’è potuto ascoltare anche l’assordante silenzio dei vescovi che pure avrebbero dovuto essere rappresentanti affidabili di quel Crocifisso schiodato, rinchiodato e riucciso sull’altare degli interessi dei “doveri istituzionali”, svendendolo come merce di scambio e prestandosi a quel gioco delle parti che padre Ernesto Balducci così denunciava: “A tenere buona l’anarchia ci pensano i poliziotti, a tenere buone le inquietudini evangeliche ci pesano i burocrati di Dio”.

Abbiamo, siamo, restiamo allibiti perché per noi credenti di strada, il Crocifisso non sarà mai un “simbolo di civiltà cristiana”, tragica bestemmia teologica, ma “scandalo, stoltezza e debolezza di Dio” (1Cor 1,23), il cuore del mistero stesso della Trinità che nessuno può ridurre a cultura, a morale, a valori, pena lo svuotamento del senso cristiano che annuncia al mondo la gratuità assoluta di un Dio che si svuota di se stesso per un amore senza confini, a perdere, per tutta l’umanità e che san Paolo chiama “Agàpē” (Fil 2,1-11 e 1Cor 13,1-8). Permettere che il Crocifisso sia difeso da cavalieri atei perché espressione della cultura dominante significa solo trasformare il “mysterium crucis” in “mysterium iniquitatis”, diventandone complici e ancora carnefici.

Sono convinto che il Crocifisso, appeso alle pareti dei luoghi pubblici da un re ateo e da un governo che definiva Gesù “sporco ebreo”, non avrebbe mai dovuto starci e oggi dovrebbero essere gli stessi cattolici a staccarlo dalle pareti, spolverarlo e in ginocchio riportarlo nel cuore della fede che è una proposta e mai una imposizione. Nel 1953 nel 1° giorno di scuola popolare, don Lorenzo Milani, ucciso da quella stessa gerarchia che oggi lo annette al sistema, tolse il crocifisso dalla parete della sala parrocchiale “perché non doveva esserci neppure un simbolo che facesse pensare che quella fosse una scuola confessionale”, spiegando: “se uno mi vede eliminare un crocifisso non mi darà dell’eretico, ma si porrà piuttosto la domanda affettuosa del come questo atto debba essere cattolicissimamente interpretato perché da un cattolico è posto” (Lett. 20-5-1953 a A. Parigi). Sì, i cattolici dovrebbero amare così il Crocifisso da essere loro stessi a levare i crocifissi dallo stato comatoso di ornamento impolverato.

[Pubblicato su la Repubblica - Il Lavoro di domenica 8 novembre 2009, p. XIX]

Povero Cristo in mano a Berlusconi

di Paolo Farinella, prete

I giornali del giorno 5 novembre 2009, riportano la foto di Berlusconi che tiene in mano un Crocifisso, abbastanza grande. Le cronache dicono che glielo abbia dato il prete di Fossa, nell’ambito della consegna delle case. Se c’è una immagine blasfema è appunto questa: colui che ha varato una legge incivile contro i «cristi immigrati», che parla di «difesa dei valori cristiani». Un prete che consegna il crocifisso a Berlusconi è uno spergiuro come e peggio di lui. Povero Cristo! Difeso da una massa di ladroni che non solo lo beffeggiano, ma lo crocifiggono di nuovo con la benedizione del Vaticano, che per bocca del suo esimio segretario di Stato, ringrazia il governo per il ricorso che presenterà alla Corte di appello di Strasburgo.

Possiamo dire che c’è una nuova «Compagnia di Gesù» fatta di corrotti, di corruttori, di ladri, di evasori, di mafiosi, di alti prelati còrrei di blasfemìa e di indecenza, di atei opportunisti, di cultori di valori e radic(ch)i(o) cristiani … chi prepara la croce, chi le fune, chi i chiodi, chi le spine, chi l’aceto … e i sommi sacerdoti a fare spettacolo ad applaudire. Intanto sul «povero Cristo» di nome Stefano Cucchi, morto per mancanza di «nutrizione e idratazione», da nessuno è venuta una parola di condanna verso i colpevoli di omicidio, nemmeno dai monsignori che hanno gridato «assassino» al papà di Eluana Englaro.

Povero Cristo, difeso dai preti come suppellettile e raccoglitore di polvere nei luoghi pubblici e da tutti dimenticato come Uomo-Dio che accoglie tutti e dichiara che sono beati i poveri, i miti, coloro che piangono, i costruttori di pace, i perseguitati, gli affamati! Povero Cristo, difeso dagli adoratori del dio Po e di Odino che ne fanno un segno di civiltà, mentre lasciano morire di fame e di freddo poveri sventurati in cerca di uno scampolo di vita. Povero Cristo, difeso dalla “ministra” Gelmini che trasforma il Crocifisso in un pezzo di tradizione “de noantri”, esattamente come la pizza, il pecorino, i tortellini. Povero Cristo, difeso da Bertone che lo mette sullo stesso piano delle zucche traforate.

Povero Cristo! Gli tocca ringraziare la Corte di Strasburgo, l’unica che si sia alzata in piedi per difenderlo dagli insulti di chi fa finta di onorarlo. Signore, pietà!

Guardando a quel Cristo che è il senso della mia vita di uomo e di prete, ho la netta sensazione che dalla sua comoda posizione di inchiodato alla croce, dica: Beati voi, difensori d’ufficio… beati voi che ho i piedi inchiodati, perché se fossi libero, un calcio ben assestato non ve lo leverebbe nessuno.

[MICROMEGA - 6 novembre 2009]



Vedi anche:

Perché non parteciperò alla votazione sul crocefisso
Scritto da Massimo Bolla il 18 dicembre 2009 in Gruppo consiliare

“Desidero precisare che non considero poco importante la questione del crocefisso posta da Negroni, ma, da laico praticante quale sono, ritengo solo che la tematica religiosa appartenga ad una sfera intima, personale e, quindi, diversa da quella della politica. Ammettendo, però, la discussione sul piano della filosofia della politica, ritengo che la battaglia per mantenere il crocefisso nei luoghi pubblici sia una risposta esagerata, ma tutto sommato comprensibile ad una battaglia, altrettanto fuori luogo, condotta da coloro che ritengono di imporre che il crocefisso sia tolto. E’ evidente, quindi, che si stia strumentalizzando, da una parte e dall’altra, valori e tradizioni che personalmente rispetto, pur non sentendomi obbligato a difenderli strenuamente. Una società evoluta non dimostra la propria civiltà inchiodando un crocefisso sul muro, così come non dimostra la sua reale volontà e capacità di integrazione culturale chi da quel muro si ostina a volerlo strappare. Il mio rispetto per il simbolo della croce, come per tutti i simboli degli altri credo religiosi, mi impedisce di partecipare ad una discussione che sta trasformando quel simbolo in un randello da dare in testa al “nemico”.  Per queste ragioni non parteciperò alla votazione di lunedì.”

MASSIMO BOLLA

Capogruppo “Centrosinistra – Taggia”



Vedi anche:

Condizioni mutate: il “Centrosinistra” propone la revoca della Delibera sull’Impianto dei rifiuti.
Scritto da oggianni il 7 novembre 2009 in Gruppo consiliare, Rifiuti, Taggia

Il ricorso al TAR contro la discarica di servizio non basta – lo sostiene Massimo Bolla, capogruppo del Centrosinistra nel consiglio comunale di Taggia – E’ giunto il momento di revocare anche la delibera con la quale la maggioranza ha dato l’assenso alla realizzazione dell’impianto provinciale di trattamento dei rifiuti nel nostro territorio comunale. E’ la delibera n. 132 del 24.04.2008, per la revoca della quale ho presentato una mozione da sottoporre al consiglio comunale.

Non solo le condizioni alle quali l’assenso era stata subordinato sono state bellamente disattese dalla provincia prima e dal commissario poi, ma, come è emerso nel corso dell’ultimo consiglio comunale, pur essendo i “padroni di casa”, siamo stati semplicemente ignorati su tutto. Che è peggio che essere scavalcati nelle decisioni.  La logica del “io ve l’avevo detto” non mi appartiene e, francamente, oggi non serve a nulla.

Ci siamo accaniti per mesi in discussioni prima sull’opportunità di concedere l’assenso, successivamente sul posizionamento della discarica di servizio, nonché sulla scelta della tipologia di impianto. Personalmente ho presentato mozioni contro la soluzione CDR, ho richiesto l’istituzione di una commissione consigliare “ad hoc”, approvate dalla stessa maggioranza, ho presentato interrogazioni, nel corso delle quali si è evidenziato da parte di tutti gli attori del nostro consiglio senso di responsabilità e reale volontà di contribuire alla razionale soluzione di un problema provinciale.

Visto come stanno andando le cose, però, oggi, è arrivato di battere forte i pugni ed anche le scarpe, se è il caso, su tutti i tavoli competenti.

Si sta imponendo a Taggia di sacrificarsi per ospitare non solo la discarica di servizio, ma, ormai pare certo anche questo, anche un impianto che sta tra l’inutile ed il dannoso. La scelta del CDR (combustibile da rifiuti), infatti, come ho più volte cercato di fare capire  in consiglio comunale, rende vana la raccolta differenziata, rappresenta la potenziale anticamera di un inceneritore, espone i cittadini a costi maggiori per il trasporto e lo smaltimento finale, dal momento che non chiude il ciclo dei rifiuti.

Si aggiunga che nello statuto del nuovo AATO acqua – rifiuti (che dovrebbe, tra l’altro governare la situazione impiantistica nel futuro), approvato anche da Taggia (con il mio voto contrario, ci tengo a sottolinearlo) non prevede neppure l’istituzione di un comitato tecnico di controllo sugli impianti, che rappresentava una delle precise condizioni alle quali l’amministrazione Genduso aveva subordinato il rilascio dell’assenso. Non solo, dunque, malgrado il senso di responsabilità dimostrato, ci viene negata la facoltà di scelta, ma anche quella di controllo. Direi che la misura è colma.

Come già sostenuto nel corso del consiglio di aprile scorso, ritengo che si debba ripartire dalla revoca di quella delibera. E’ un atto politico, è evidente, forse prima ancora che giuridicamente rilevante, ma renderebbe chiaro a tutti che il comune di Taggia non ci sta ad essere ignorato, non ci sta ad abdicare alla sua parte di sacrosanta sovranità, non ci sta ad appoggiare una politica dei rifiuti miope e sorda all’esigenze della cittadinanza.

Revocare la delibera non significherebbe avallare le posizioni di chi è pregiudizialmente contrario a qualsiasi tipo di soluzione, ma restituire ai cittadini la possibilità di una scelta consapevole da un lato e, dall’altro, porre le condizioni per avviare un confronto tecnico sul ciclo dei rifiuti provinciale nel suo insieme, che si concentri di più sugli aspetti di tutela, di funzionalità, di razionalità e modernità dell’intero processo.

[Massimo Bolla sulla revoca della Delibera]

Scarica il testo della mozione

Cosa diceva la Delibera di cui si propone la revoca?

La delibera n. 132 del 24.04.2008 è l’atto con cui la giunta Genduso decise di accettare la costruzione dell’impianto provinciale dei rifiuti sul proprio territorio. La costruzione, tuttavia, doveva essere subordinata al rispetto dei seguenti punti:

  1. 1. Che la Provincia di Imperia e tutti i Comuni della provincia componenti dell’ATO Rifiuti si impegnino formalmente e fattivamente per una politica determinata e forte orientata alla PREVENZIONE e RIDUZIONE dei rifiuti così come indicano le direttive nazionali ed europee. In modo tale da ridurre la quantità complessiva dei rifiuti prodotti e di conseguenza dei rifiuti da trattare e smaltire sia nell’ impianto dei Colli sia nella prevista discarica di servizio di Ponticelli. Al riguardo si devono stabilire obiettivi temporali e quantitativi  opportunamente tarati realisticamente. Ad esempio una percentuale di riduzione da raggiungere entro il 2009, 2010, 2011 e così via fino ad una aspettativa coerente e sostenibile dai cittadini. Devono essere assunti impegni precisi e concreti per opportune misure e protocolli di sensibilizzazione delle realtà produttive e commerciali della nostra provincia e delle diverse componenti sociali della popolazione.
  2. Che la Provincia e tutti i Comuni dell’ ATO si impegnino formalmente e fattivamente per un forte INCREMENTO della RACCOLTA DIFFERENZIATA dei rifiuti secondo gli obiettivi fissati dalla 152/2006 e le cadenze temporali e quantitative indicate dalla stessa legge (così come ribadito dalla DGR della Regione Liguria del 17/1/08): 45% entro il 2008, 50% entro il 2009, 60% entro il 2011 e 65% entro il 2012. Occorrono misure chiare che prevedano in modo severo sanzioni per i Comuni che non rispetteranno le percentuali stabilite e che indirettamente potrebbero far sì che aumenti la quantità di rifiuti indifferenziati da trattare e da smaltire. All’uopo è necessario costituire una apposita commissione dell’ATO Rifiuti per la pianificazione di dettaglio ed il successivo monitoraggio a livello provinciale.
  3. Che nella commissione dell’ ATO rifiuti che dovrà predisporre il Bando di gara per la costruzione e la successiva gestione dell’impianto, venga inserito un CONSULENTE TECNICO indicato dal Comune di Taggia affinché venga verificata e rivista la tipologia di impianto di trattamento da realizzare ed il suo rapporto con le altre componenti della strategia generale di raccolta dei rifiuti.
  4. Che venga individuata una DIVERSA TIPOLOGIA DI IMPIANTO rispetto a quella prevista dal Piano Provinciale nel sito di Colli. Si ritiene infatti che l’ impianto di separazione secco/umido per la produzione di CDR possa essere integrato da un impianto di trattamento della frazione organica della RD per un opportuno recupero energetico (digestore anaerobico). A parte la necessaria tecnologia meccanica di separazione della parte secca da quella umida della quota di RSU indifferenziata, si considera necessario lo studio della possibilità di un trattamento della parte umida che possa permettere un recupero energetico e quindi un eventuale abbattimento dei costi finali per i cittadini. Nel caso del digestore anaerobico questo potrebbe concretizzarsi nel recupero di gas metano per la produzione di energia elettrica e di calore. Ciò a vantaggio dei cittadini della provincia e della comunità locale di Taggia. Inoltre si considera prioritario definire una tecnologia di trattamento che possa essere il più possibile integrata e completa e che possa ‘condizionare’ positivamente e virtuosamente i sistemi di produzione e di raccolta sul territorio e di tutti i Comuni della Provincia (ad esempio che possa motivare i cittadini ad aumentare la raccolta differenziata e a diminuire conseguentemente la parte indifferenziata).
  5. Che per il Comune di Taggia vengano previste ADEGUATE ROYALTIES di indennizzo per l’ onere ambientale (ricadute ambientali dirette e indirette, incremento del traffico veicolare, penalizzazione dell’ immagine e del flusso turistico, inquinamento atmosferico dovuto al maggior traffico, manutenzione viaria, ecc..).
  6. Che venga costituito un COMITATO TECNICO PROVINCIALE DI CONTROLLO, del quale anche il Comune di Taggia faccia parte, per le costanti verifiche sui parametri di impatto ambientale dell’impianto sulla zona e sul territorio circostante. Che vengano inoltre garantite misure di costante monitoraggio del funzionamento dell’impianto e dei suoi parametri di efficienza tecnologica, ambientale ed economica.

[Leggi la Delibera]




Vedi anche:

Rifiuti: il testo della mozione del Centrosinistra
Scritto da oggianni il 7 agosto 2009 in Gruppo consiliare, Rifiuti, Taggia

Premettendo che vari episodi recenti e varie decisioni prese a più livelli, ultima l’autorizzazione all’ampliamento della centrale di Vado, rendono sempre più verosimile lo scenario (CDR di Imperia e Savona incenerito nella Tirreno Power) che l’Assessore Zunino aveva delineato nel corso dell’incontro sui rifiuti tenutosi il 12 giungo scorso ad Arma di Taggia.
È parere del Centrosinistra che la trasformazione dei rifiuti in combustibile con successivo incenerimento, lungi dal costituire una vera soluzione, porti con sé un costo sociale, ambientale ed economico alla lunga insostenibile.
In quest’ottica abbiamo presentato una mozione, successivamente approvata a maggioranza, per impegnare la Giunta a intraprendere tutte le azioni necessarie a contrastare questa ipotesi di smaltimento; ivi compreso il ritiro della disponibilità dell’area in cui dovrebbe sorgere l’impianto provinciale di trattamento dei rifiuti.

Scarica il testo della mozione



Vedi anche:

Divieto di balneazione: il Centrosinistra annuncia un’interrogazione
Scritto da oggianni il 6 agosto 2009 in Gruppo consiliare, Rassegna stampa, Taggia, Turismo

Come sapete da ieri in alcune spiagge di Arma vige il divieto di balneazione a causa dello sversamento in mare di acque stagnanti. L’Arpal che ha imposto il divieto paventa il rischio tetano.

Il capogruppo del Centrosinistra, Massimo Bolla, annuncia una “pepata” interrogazione in merito.

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