“C’è del marcio in Danimarca”: biopsia dell’Italia dei Valori
Scritto da oggianni il 27 settembre 2009 in Rassegna stampa, Segnalazioni

Micromega, la rivista diretta da Paolo Flores d’Arcais, pubblica un’inchiesta sulla discutibile gestione – regione per regione – del partito di Antonio Di Pietro. La rivista, giova ricordarlo, da qualche tempo è ritenuta molto vicina alle istanze “provenienti dal basso” prima ascritte ai “girotondi” e poi al movimento di Grillo/Travaglio/Di Pietro. Tuttavia l’articolo offre uno spaccato di un partito che pesca militanti senza badare troppo alle provenienze, che predilige dirigenze locali plenipotenziarie quando non le gestioni commissariali e che soffoca la democrazia interna.

Pubblichiamo uno stralcio della parte relativa alla Liguria:

Scuola di polizia.

Giovanni Paladini, lo si è già ricordato, è all’inizio del 2009 alla guida dell’Italia dei valori in Liguria. Ex Ppi, poi Margherita, poi Pd, è stato in passato commissario di polizia e segretario generale aggiunto del Sap, il sindacato «indipendente» (in realtà smaccatamente di destra) delle forze dell’ordine. Nelle settimane che hanno preceduto e in quelle che hanno seguito il G8 di Genova del luglio 2001 l’onorevole Paladini ha avuto un gran da fare. Tre mesi prima dei disordini, prevedeva con largo anticipo i disagi cui sarebbero andati incontro gli abitanti del capoluogo ligure proponendo in consiglio regionale l’istituzione di un fondo a favore dei cittadini danneggiati dai tumulti. Animatore, dopo il G8, della campagna di controinformazione «Chi difende i difensori?», votava convintamente contro la commissione regionale d’inchiesta sulle drammatiche giornate del luglio 2001 proposta da Rifondazione, dimostrando così in tempi non sospetti la sua consonanza ideale con quei deputati dipietristi (Carlo Costantini e Massimo Donadi) che qualche anno dopo avrebbero contribuito ad affossare l’istituzione di un’analoga commissione d’inchiesta parlamentare.

Febbrile è stata anche la sua attività di consigliere in sostegno della lobby dei cacciatori, volta ad estendere i limiti temporali della stagione venatoria, ad aumentare il numero di capi da uccidere e a consentire l’immissione nel territorio della selvaggina da allevamento, all’occorrenza votando insieme alla Casa delle libertà. Paladini è arrivato in Idv nel marzo 2008, alla testa di un drappello di 83 fedelissimi, tutti amministratori eletti in Liguria nelle fila della Margherita.

Alle ultime elezioni europee [...] la segreteria regionale del partito decideva che le candidate liguri alle europee del 6 e 7 giugno dovevano essere due: oltre a Bardi, veniva inserita in lista anche Marylin Fusco, giovane astro nascente dell’Idv genovese, consigliera comunale e, notoriamente, «fiamma» del Paladini. L’esordio dell’avvenente Marylin in qualità di candidata al parlamento di Strasburgo era però tutt’altro che brillante: nel corso di un dibattito elettorale andato in onda su Odeon Tv, in compagnia di Iva Zanicchi, la nostra ammise con straordinario candore, guadagnando si nei giorni successivi la prima pagina del quotidiano Libero, che sì, in effetti, «nei confronti di Silvio Berlusconi è in atto una persecuzione».

[...]

In provincia, invece, l’Italia dei valori rimaneva a bocca asciutta anche se, durante il braccio di ferro con gli altri partiti di maggioranza seguito alle elezioni di giugno, Paladini aveva fatto circolare insistentemente il nome di Salvatore Ottavio Cosma come nuovo assessore provinciale «di peso» in aggiunta (o in alternativa) all’odiata Manuela Cappello. Cosma, da poco rientrato in Idv, è attualmente responsabile enti locali della sezione ligure del partito. Di origini calabresi, da anni risiede a Genova, dove ha peregrinato a lungo in diverse formazioni politiche: ex Pci, poi Pds, ex assessore nella giunta comunale di Adriano Sansa, transitato già in precedenza in Idv, era infine approdato nell’Udeur di Clemente Mastella, da cui è uscito pochi mesi fa. Il suo «peso» sembra derivare soprattutto dalle buone relazioni che mantiene nel capoluogo ligure con i suoi conterranei in quanto presidente dell’associazione di immigrati calabresi «La città del sole».

Il 23 maggio2008, in un articolo del Secolo XIX relativo a un’indagine condotta dal pm genovese Francesco Pinto venivano citati degli estratti di un rapporto della guardia di finanza dai quali emergevano i rapporti fra Cosma e la famiglia calabrese dei Mamone, imprenditori edili operanti in Liguria a lungo beneficiati con diversi appalti dalle amministrazioni di centro-sinistra. I Mamone, sempre secondo la finanza, sarebbero stati segnalati dalla Dia per i loro legami con la cosca calabrese dei Mammoliti.

Continua la lettura su trucioli savonesi.

Consigliamo comunque l’acquisto di MICROMEGA per leggere interamente l’nchiesta.



Vedi anche:

Non toccare la donna bianca
Scritto da oggianni il 28 agosto 2009 in Cementificazione, Rassegna stampa

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Le azioni goliardiche devono aver sortito i loro effetti se mercoledì 26, sul Secolo XIX, un’intera paginata viene occupata per dire quanto è bello cementificare le spiagge per fornire approdi a ricchi diportisti.

Peccato che il giorno prima, sempre sul Secolo, si siano usate le seguenti parole per chiudere un articolo d’inchiesta sui porti della riviera ligure di Ponente:

Un recentissimo sondaggio commissionato dall’Unioncamere dice che i diportisti italiani e stranieri promuovono a pieni voti gli approdi liguri, per contro si rileva che i proprietari di barche e yacht utilizzino le strutture portuali come ricoveri invernali e punti di partenza per fare rotta altrove, senza che il turismo locale registri benefici degni di nota: soprattutto nel ponente, dove il numero degli alberghi è via via diminuito e le presenze sono ormai ridotte al classico mordi e fuggi.

[Porticcioli, Imperia conquista la leadership - articolo di Fabio Pin pubblicato su Il Secolo XIX edizione di Imperia del 25 agosto 2009]

A corredo dello stesso articolo era riportata la seguente tabella:

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Cliccate sulla miniatura per leggere l’articolo completo:

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Ed ecco gli articoli riparatori del giorno dopo:

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Vedi anche:

Alberghiero: una soluzione che sembra scontentare tutti
Scritto da oggianni il 28 agosto 2009 in Rassegna stampa, Taggia

In sede di conferenza stampa presso il municipio è stata presentata ufficialmente la “soluzione definitiva ma provvisoria” (sic!) per la sistemazione delle aule dell’Istituto Alberghiero presso le scuole elementari “Mazzini” di Levà.

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Il sindaco Genduso introduce con le seguenti parole:

Sono molto amareggiato per le voci che sembrano essere in un certo senso “mistificate”. Sono deluso quando sento di essere accusato ‘speculazione’ sui bambini. Abbiamo agito in onestà privilegiando il canale della sicurezza. A tal proposito, consegneremo alla Procura della Repubblica la documentazione che certifica tutto. Abbiamo posto al vaglio numerose soluzioni, cercando di fare il meglio. Questa grazie al prezioso contributo del Preside Rosario Michero, è apparsa la migliore in una situazione di emergenza. Si assicura che non vi saranno problemi di conv iv enza tra i ragazzi delle elementari e quelli delle superiori.

Critica, invece, la Dirigente uscente dell’Alberghiero, Umidia Tardone:

Le mie proposte non sono state accettate, il Sindaco ha detto che ha deciso così e di lì non si muove. Mi è stata promessa una scuola ma questa non è mai arrivata. L’alberghiero è considerato un f iore all’occhiello, ma solo a parole. C’erano altre soluzioni possibili e migliori di questa. Me ne vado dispiaciuta. Chiedo solo che vengano riviste le soluzioni che si intendono adoperare.

Intervengono anche i rappresentanti dei genitori degli alunni dell’alberghiero che, da una parte, vogliono rassicurare sulla correttezza del comportamento dei propri figli e, dall’altra, si dicono insoddisfatti della soluzione trovata.

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Registriamo direttamente sul nostro sito l’intervento di Giuseppe, uno dei genitori degli alunni di Levà:

Non si tratta solo di preoccupazioni legate alla convivenza con i ragazzi dell’alberghiero (pur legittima visto la notevole differenza di età) ma le preoccupazioni maggiori sono legate al discorso di quanto possa essere sicuro aumentare quasi del 100% la capienza di una struttura come la scuola di levà.
resta anche l’amarezza di leggere dichiarazioni del tipo “abbiamo messo a disposizione la struttura più grande” oppure “abbiamo trovato un accordo che accontenta tutte le parti” evidentemente i bambini di Levà ed i loro genitori non sono una parte degna di essere consultata.
visto che la nostra preoccupazione maggiore è legato al discorso sicurezza mi avvilisce leggere sul blog del sindaco risposte che tentano di far passare i genitori di levà come egoisti insensibili al rischio che si ripeta una tragedia come quella di S.Giuliano
siamo al paradosso
cordiali saluti
[Vedi il testo originale]



Vedi anche:

La centrale di Pieve era progettata per bruciare CDR
Scritto da oggianni il 25 agosto 2009 in Rassegna stampa, Rifiuti

Quanto pubblicato oggi dal Secolo XIX conferma quanto denunciavano i cittadini di Pieve di Teco (sentendosi spesso trattati per paranoici). A tutti loro va il merito per non aver desistito e per aver dimostrato che ci si può opporre all’arroganza del potere.

La centrale avrebbe bruciato rifiuti

25 agosto 2009

Per ora si ipotizzano una serie di omissioni e di reati, tra cui la truffa alla Ue e il falso, reati he tuttavia non sono ancora definiti. Almeno non pubblicamente. Il riserbo è assoluto sulla vicenda.

È alla stretta finale l’inchiesta della procura della Repubblica sulla realizzazione (e sulle autorizzazioni amministrative) dell’ex centrale a biomasse di Pieve di Teco.

Sarebbero almeno cinque le persone iscritte nel registro degli indagati in merito alla delicata vicenda che sino al 2008 prevedeva la nascita di un impianto a “cogenerazione”, il cui finanziamento (3 milioni di euro dalla Ue) è stato definitivamente cancellato dalla Regione. Un effetto questo che ha fatto seguito alle proteste e alle manifestazioni degli abitanti, oltre che all’inchiesta giudiziaria.

L’ultimo atto, solo consultivo, ma di rilevante interesse, ricevuto dal sostituto procuratore Filippo Maffeo, che sta coordinando l’intera complessa inchiesta, è dei giorni scorsi.

I carabinieri della stazione di Cedegolo, un piccolo comune in provincia di Brescia al confine tra Lombardia e Trentino, hanno informato in una nota ora messa agli atti (tre voluminosi faldoni di indagine giudiziaria) che la centrale a biomasse realizzata nel loro territorio dalla stessa società madre (la Energy Recuperator con sito in rete) della Seava pievese, di fatto è una centrale “a cogenerazione” di Cdr, cioè a combustione di rifiuti, quelli umidi della non differenziata.

Insomma, niente produzione di energia dalla combustione del legno di scarto derivante da altre lavorazioni del legname (come era stato inizialmente prospettato e poi col tempo modificato anche a Pieve di Teco, e come il termine “biomasse” dovrebbe garantire), ma energia dall’immondizia, che è un “business” decisamente diverso, più remunerativo (oltre che più inquinante) rispetto ad altre “rinnovabili” fonti. In sostanza è un inceneritore, come sostenevano che fosse gli abitanti di Pieve di Teco.

Sulla scorta di tutti questi elementi il pm Maffeo sta per concludere l’indagine, circa due anni di lavoro. Per ora si ipotizzano una serie di omissioni e di reati, tra cui la truffa alla Ue e il falso, reati he tuttavia non sono ancora definiti. Almeno non pubblicamente. Il riserbo è assoluto sulla vicenda.

L’inchiesta comunque, seguita dai carabinieri di Pieve di Teco, da quelli di Imperia e dalla Guardia di Finanza, si fonderebbe su tre aspetti essenziali.

Il primo appunto è quello di aver presentato un progetto, poi approvato, di centrale a biomasse per lo sfruttamento di agroenergie e di aver di volta in volta mutato il profilo dell’impianto sino a trasformarlo di fatto in una centrale cosiddetta “a cogenerazione”. Il concetto ampio di biomassa avrebbe lasciato qualche “finestra aperta” a questo, ma certo alla magistratura imperiese la combustione di rifiuti appare differente nella sostanza.

Il secondo aspetto è quello del fine ultimo della centrale: il teleriscaldamento, cioè la realizzazione di condutture attraverso le quali far confluire il vapore prodotto dalla combustione per riscaldare abitazioni e altri insediamenti produttivi pievesi.

Dell’impianto inizialmente prospettato, stando agli accertamenti della magistratura, non esiste più traccia. Non viene neppure menzionato nel sito della Energy Recuperator s.r.l. dove alla centrale di Pieve di Teco è dedicata una sezione. Neppure sarebbero stati individuati o contattati i potenziali “customers” destinatari del servizio di teleriscaldamento. Tra l’altro a Pieve di Teco, gli impianti per la fornitura di energia per il riscaldamento, sono in convenzione (ventennale) tra il Comune e un gestore a quanto pare del gruppo Eni. Per cui l’ipotesi del teleriscaldamento avrebbe potuto costituire argomento di un contenzioso non da poco per la comunità.

Infine la produzione di energia elettrica da rivendere all’Enel. L’impianto inizialmente prevedeva una limitata potenza. A conclusione dell’iter la potenza “in vendita” sarebbe aumentata considerevolmente.

[articolo di Natalino Famà pubblicato sul Secolo XIX di oggi]



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Non c’è pace per l’Alberghiero
Scritto da oggianni il 22 agosto 2009 in Rassegna stampa, Taggia

La vicenda dell’Alberghiero può essere ormai definita un’autentica telenovela. Originata dalla chiusura della pericolante scuola elementare di Arma, ogni giorno offre ai giornali un nuovo colpo di scena.
Gli ultimi in ordine di tempo sono stati:
- accordo con il dirigente scolastico Michero per il trasferimento delle aule dell’Istituto presso la scuola elementare di Levà.
- conseguente protesta dei genitori degli alunni di quest’ultima preoccupati dalla forzata convivenza dei propri figli con gli esuberanti studenti dell’alberghiero.

Intanto il vicepresidente del Consiglio provinciale Marco Bertaina e il capogruppo di Centrosinistra Massimo Bolla presentano due interpellanze parallele in provincia e nel comune di Taggia.

«Quanto si è creato – afferma Bertaina – è estremamente delicato e complesso e l’Amministrazione ha tutta la mia comprensione e solidarietà. Qualunque sia la soluzione individuata, richiedo ci sia la massima comunicazione. Fra l’altro molti alunni provengono dal comprensorio intemelio».
Così Bolla: «Non dimentichiamo che c’è un’emergenza. Ma che per rimediarvi bisogna evitare di crearne un’altra, altrimenti la situazione diventa veramente ingestibile. Scopo della mia interpellanza è verificare se siano state valutate tutte le ipotesi, non solo per il reperimento di locali adeguati, ma anche per l’eventuale ricorso a servizi esterni, la refezione in particolare».

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