Micromega, la rivista diretta da Paolo Flores d’Arcais, pubblica un’inchiesta sulla discutibile gestione – regione per regione – del partito di Antonio Di Pietro. La rivista, giova ricordarlo, da qualche tempo è ritenuta molto vicina alle istanze “provenienti dal basso” prima ascritte ai “girotondi” e poi al movimento di Grillo/Travaglio/Di Pietro. Tuttavia l’articolo offre uno spaccato di un partito che pesca militanti senza badare troppo alle provenienze, che predilige dirigenze locali plenipotenziarie quando non le gestioni commissariali e che soffoca la democrazia interna.
Pubblichiamo uno stralcio della parte relativa alla Liguria:
Scuola di polizia.
Giovanni Paladini, lo si è già ricordato, è all’inizio del 2009 alla guida dell’Italia dei valori in Liguria. Ex Ppi, poi Margherita, poi Pd, è stato in passato commissario di polizia e segretario generale aggiunto del Sap, il sindacato «indipendente» (in realtà smaccatamente di destra) delle forze dell’ordine. Nelle settimane che hanno preceduto e in quelle che hanno seguito il G8 di Genova del luglio 2001 l’onorevole Paladini ha avuto un gran da fare. Tre mesi prima dei disordini, prevedeva con largo anticipo i disagi cui sarebbero andati incontro gli abitanti del capoluogo ligure proponendo in consiglio regionale l’istituzione di un fondo a favore dei cittadini danneggiati dai tumulti. Animatore, dopo il G8, della campagna di controinformazione «Chi difende i difensori?», votava convintamente contro la commissione regionale d’inchiesta sulle drammatiche giornate del luglio 2001 proposta da Rifondazione, dimostrando così in tempi non sospetti la sua consonanza ideale con quei deputati dipietristi (Carlo Costantini e Massimo Donadi) che qualche anno dopo avrebbero contribuito ad affossare l’istituzione di un’analoga commissione d’inchiesta parlamentare.
Febbrile è stata anche la sua attività di consigliere in sostegno della lobby dei cacciatori, volta ad estendere i limiti temporali della stagione venatoria, ad aumentare il numero di capi da uccidere e a consentire l’immissione nel territorio della selvaggina da allevamento, all’occorrenza votando insieme alla Casa delle libertà. Paladini è arrivato in Idv nel marzo 2008, alla testa di un drappello di 83 fedelissimi, tutti amministratori eletti in Liguria nelle fila della Margherita.
Alle ultime elezioni europee [...] la segreteria regionale del partito decideva che le candidate liguri alle europee del 6 e 7 giugno dovevano essere due: oltre a Bardi, veniva inserita in lista anche Marylin Fusco, giovane astro nascente dell’Idv genovese, consigliera comunale e, notoriamente, «fiamma» del Paladini. L’esordio dell’avvenente Marylin in qualità di candidata al parlamento di Strasburgo era però tutt’altro che brillante: nel corso di un dibattito elettorale andato in onda su Odeon Tv, in compagnia di Iva Zanicchi, la nostra ammise con straordinario candore, guadagnando si nei giorni successivi la prima pagina del quotidiano Libero, che sì, in effetti, «nei confronti di Silvio Berlusconi è in atto una persecuzione».
[...]
In provincia, invece, l’Italia dei valori rimaneva a bocca asciutta anche se, durante il braccio di ferro con gli altri partiti di maggioranza seguito alle elezioni di giugno, Paladini aveva fatto circolare insistentemente il nome di Salvatore Ottavio Cosma come nuovo assessore provinciale «di peso» in aggiunta (o in alternativa) all’odiata Manuela Cappello. Cosma, da poco rientrato in Idv, è attualmente responsabile enti locali della sezione ligure del partito. Di origini calabresi, da anni risiede a Genova, dove ha peregrinato a lungo in diverse formazioni politiche: ex Pci, poi Pds, ex assessore nella giunta comunale di Adriano Sansa, transitato già in precedenza in Idv, era infine approdato nell’Udeur di Clemente Mastella, da cui è uscito pochi mesi fa. Il suo «peso» sembra derivare soprattutto dalle buone relazioni che mantiene nel capoluogo ligure con i suoi conterranei in quanto presidente dell’associazione di immigrati calabresi «La città del sole».
Il 23 maggio2008, in un articolo del Secolo XIX relativo a un’indagine condotta dal pm genovese Francesco Pinto venivano citati degli estratti di un rapporto della guardia di finanza dai quali emergevano i rapporti fra Cosma e la famiglia calabrese dei Mamone, imprenditori edili operanti in Liguria a lungo beneficiati con diversi appalti dalle amministrazioni di centro-sinistra. I Mamone, sempre secondo la finanza, sarebbero stati segnalati dalla Dia per i loro legami con la cosca calabrese dei Mammoliti.
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Consigliamo comunque l’acquisto di MICROMEGA per leggere interamente l’nchiesta.














