Silvio Gendusconi e Barack Bollama
Scritto da mosquito il 18 novembre 2008 in Resistenza umana

Nei giorni scorsi ha tenuto banco l’ennesima gaffe del nostro Silvio nazionale. Durante un discorso, il nostro ha pensato bene di dare dell’abbronzato a Barack Obama, primo presidente afroamericano del paese più razzista del mondo. Per inciso, questa avrebbe dovuto essere la notizia da commentare, ma quel mattatore del Silvio sa sempre come rubare la scena. Chiuso l’inciso.

Le critiche ci sono state e sono state anche veementi, anche se la stampa autorizzata ha cercato di sminuire, di rintuzzare, di ridimensionare, rendere carino, dando anche questa volta una mano a Silvio. Del resto è pur sempre il presidente del Milan!!!

In questo frangente le accuse sono state nell’ordine:

razzismo: 10% ;

ignoranza delle diplomazia minima: 5%;

ironia di dubbio gusto: 8%;

becero guittismo: 75%;

altro: 2%.

Nonostante la scientificità dei sondaggi condotti, io non credo che si sia trattato di niente di tutto ciò. Purtroppo.

Dobbiamo, infatti, a mio avviso, prendere coscienza del fatto che davvero il nostro presidente del consiglio non si é accorto che nelle vene di Barack scorre del sangue nero. Davvero il nostro tristemente primo ministro credeva, prima che il paziente Letta gli spiegasse come stanno le cose, che Obama fosse abbronzato.

Prima di tutto perché Silvio non sa cosa sia l’Africa. Per lui il colore delle pelle lo determinano le lampade dei centri estetici. Che altro sennò?

In secondo luogo Lui non vive su questa terra e quindi non è al corrente delle cose che capitano qui da noi. E’ un po’, mutatis mutandis (fatte, cioè, le debite proporzioni), come la nostra Junta di Taggia.

Il comune è in cerca di risposte, alla dicitura “città turistica” sono stati aggiunti almeno tre eloquenti punti interrogativi, un asettico burocratismo regge i rapporti fra gli attori politici, i cittadini si sentono non solo messi da parte, ma anche presi in giro. In campagna elettorale erano state promesse loro “Partecipazione” e “Comunicazione”. Oggi scoprono che si tratta di due amici del sindaco e che costano alla collettività 12000 euro all’anno. Un ticket da pagare per vincere un incontro a tu per tu con il primo cittadino: quasi come fare sei al superenalotto.

Non ci sono programmi, né idee per il futuro. Né buone, né cattive. Tutto questo, però, non sembra riguardare il sindaco ed i suoi Giunteros, che vivono, evidentemente, altrove. Come Berlusconi, appunto.

Il sole splende alto, petto in fuori e denti schierati, si può andare a fare un bel giro in bicicletta. Se é un giorno pari. Perché in quelli dispari il sindaco e l’assessore bloccano i lavori perché hanno deciso che sul tracciato delle ex ferrovie c’é forse l’amianto, oppure l’olio di creosoto, o forse il napalm e, perché no, il botulino, o addirittura l’ebola o il colera. Siamo diventati una città a contaminazioni alterne. A seconda della convenienza politica del momento.

Fortunatamente il centrosinistra locale può guardare fiducioso al futuro: Barack ha vinto negli Stati Uniti. E lo ha fatto mostrando il volto giovane, sorridente, deciso ed “abbronzato” del partito democratico. Un po’ come aveva fatto Bolla nella campagna del 2007 per la poltrona di sindaco di Taggia. Il risultato era stato un fragoroso vaccagare elettorale, ma quanta simpatia, quanta stima, quanto affetto. Ci aveva provato, poi, Veltroni, ad un anno circa di distanza, candidandosi a Palazzo Chigi. Energia, movimento ed ottimismo americano, ma niente: ancora un buco nell’acqua. Poi, buon ultimo, Barack. Che ha lavorato di fino sull’immagine, capitalizzando gli errori degli altri, ed affermandosi, infine, come presidente degli Stati Uniti. Sintetizzando: il motivo del successo di Barack? E’ stata l’onda lunga di Bolla da Taggia. Mutatis mutandis, ovviamente.



Dopo Baden Powell dedicata una via ad Heidi?
Scritto da mosquito il 7 gennaio 2008 in Resistenza umana

Perché la Giunta Genduso vuole dedicare un’area verde di Taggia a Baden Powell, fondatore dello scoutismo?
Considerazioni semiserie sull’attività dell’attuale maggioranza di Taggia.

Mi rendo conto che non si tratti di uno di quegli interrogativi dalla cui soluzione dipendano in maniera rilevante le sorti del nostro comune. E’ anche vero, però, che ogni tanto è opportuno perdersi anche dietro a questioni più leggere, forse un po’ intellettualoidi, quando queste possano in qualche maniera contribuire a riflettere, ad esprimersi, ad esercitare il libero pensiero, magari sdrammatizzando un po’.

Questo il ragionamento: normalmente si dedicano spazi pubblici (vie, piazze, etc…) a personaggi trapassati che hanno dato lustro, con la loro vita, opere, scritti alla storia locale, a quella nazionale o a quella dell’umanità nel suo complesso. Tre, quindi, sono i piani di ragionamento: il non essere più tra i vivi (anche se credo che in giro per il mondo vi siano simpatiche eccezioni), l’appartenenza territoriale e culturale del candidato ed il contributo positivo dato dal personaggio alla società.

Analizziamo il primo piano. Beh, che Baden Powell sia morto è fuori discussione e, quindi, sul punto non ci piove.

Dal punto di vista territoriale e culturale nel caso in oggetto sono, per evidenti ragioni, esclusi il livello locale e quello nazionale, classificando, pertanto, Baden Powell ad un livello “straniero”. Questo, è ovvio, non è un male in sé (non bisogna essere provinciali o peggio xenofobi!!!), ma sicuramente pone alcuni interrogativi sulla precedenza maturata dall’ufficiale britannico rispetto a figure più “vicine”, più “nostre”, visto che gli si va a dedicare un pezzo del nostro territorio.

Passando al terzo piano di ragionamento, il contributo di Baden Powell è rappresentato dall’avere creato un movimento sicuramente degno di apprezzamento e di stima, lui che dopo avere inseguito la guerra per tutta la vita, ha pensato così di contribuire in qualche modo alla realizzazione della pace in visione cristiana (ha mancato il Nobel solo a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale). Lodevole. Ma c’è anche chi ha fatto di più. Magari, per restare sul filone esterofilo, Ghandi che ha propugnato la pace e la non violenza proprio in opposizione a quel regime imperialista britannico di cui Powell era splendida ed apprezzata incarnazione.

Vi è, poi, un quarto piano di pensiero che, pur non essendo mai dichiarato ufficialmente, è spesso quello che ha la maggiore influenza nelle scelte dei toponimi: quello ideologico, che affonda le radici nelle convinzioni e nel vissuto dell’amministratore di turno.
E ben sappiamo tutti come sindaco, vicesindaco più qualche consigliere ed assessore qua e là con lo scoutismo cattolico militante abbiano un forte legame personale e, passatemi il termine, elettorale. Niente di male, esperienza rispettabilissima che ha avuto (anche se per vie “eretiche”) anche il sottoscritto facendo parte in passato di un gruppo “scout”, che seppur non riconosciuto ufficialmente, ha avuto, nel tempo, il merito di togliere dalla strada un sacco di ragazzini del nostro comune.

E’ questo carattere ideologico e personalistico che mi disturba e che mi lascia perplesso perché espresso da chi, da una parte, si è sempre dichiarato contrario a tutte le rigidità e gli schematismi ideologici e, dall’altra, si è detto intenzionato a rappresentare paritariamente tutti i differenti punti di vista.

Riassumendo e concludendo: la dedica dell’area verde in questione mi sembra rispondere di più ad esigenze di tipo personale di una parte della Giunta che versa così il suo obolo alla propria esperienza di vita ed alle proprie convinzioni, celebrando in qualche modo sé stessa e non la società che dovrebbe, invece, rappresentare. Ma se a prevalere sono le simpatie, le propensioni, la nostalgia ed i ricordi personali, perché non intitoliamo una via ad Heidi, degna ormai di essere dichiarata ufficialmente patrimonio dell’umanità o una piazza a Goldrake, che tanto ha fatto per difendere la terra dagli attacchi di Vega?

Nel passato sono stato un Plasmoniano. Ve lo ricordate: una torma di bambini convinti che giravano in maglietta bianca brandendo martelli di gomma piuma che, con geniale ed anche un po’ spregiudicata capacità comunicativa, venivano lanciati sulle spiagge dagli aerei della Plasmon, per andare oltre la pubblicità e radicare nelle nuove generazioni un modo di essere, un senso di appartenenza forte alla celebre marca di alimenti per l’infanzia. Lo dichiaro ufficialmente: se un giorno diventassi sindaco di Taggia intitolerei il lungomare all’omino con il martello. PLA-SSS-MONN!!!

Mosquito



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Resistenza umana
Scritto da admin il 7 gennaio 2008 in Resistenza umana

Resistere, si sa, è un esercizio virtuoso.

Da oggi su centrosinistrataggia.com è attiva la nuova sezione satirica “Resistenza Umana“: un omaggio al mai troppo compianto “Cuore” ma anche un nome che racchiude bene lo spirito dei tempi.

Con Resistenza Umana inizia la propria collaborazione con il sito un nuovo utente che imparerete a conoscere e che preferisce farsi chiamare Mosquito.

Buona lettura.

Ah dimenticavo: chi volesse collaborare è il benvenuto!

scriveteci su info@centrosinistrataggia.com



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