Separati in casa
Scritto da oggianni il 20 agosto 2008 in Gruppo consiliare, Taggia

A proposito del Punto di Claudio Porchia dedicato all’acqua potabile interviene direttamente il consigliere comunale del gruppo Centrisinistra di Taggia, Massimo Bolla. Qui il testo della lettera.

Caro Claudio, al momento non possiedo dati statistici precisi, ma posso affermare con sicurezza che il comune di Arma di Taggia conta la più alta percentuale di “separati in casa” d’Italia. Problemi di cuore? No problemi di acqua. E’ notorio e riconosciuto da tutti che l’acquedotto del nostro comune fornisca acqua non solo potabile, ma anche qualitativamente buona. Nell’idilliaco rapporto di coppia che potrebbe esserci tra gli armataggesi ed il loro acquedotto, però, nella migliore tradizione del feuilleton, s’inserisce il terzo incomodo: l’AMAIE. Da qui il dramma famigliare. Una quota della popolazione, che ha avuto, per sorte o previdenza, la possibilità di abitare in determinate zone del comune rimane fedele al patto coniugale, un’altra si trasforma, suo malgrado, in partner fedifrago e traditore.

Ora, non metto in dubbio la potabilità dell’acqua fornita dalla S.p.a. sanremese, dal momento che do per scontato il rispetto della legge, ma (e questo è un fatto oggettivo) il suo sapore ed il suo colore lasciano, quantomeno, a desiderare. Ecco allora che, da sempre, quando ha sete, una parte della città apre il rubinetto di casa e beve, mentre un’altra parte, mette mano al portafoglio, va in negozio e compra i cestelli di bottiglie (normalmente di plastica) di cui abbisogna.

Perché questo trattamento discriminatorio? Non se lo ricorda nessuno. E’ sempre stato così punto. A questo si aggiunga che il prezzo a metro cubo dell’acqua erogata dall’AMAIE costa ai cittadini “scelti” più di quello dell’acqua fornita dall’acquedotto comunale. A questo si aggiunga ancora che l’acquisto delle bottiglie si trasforma, al termine della filiera, in un’abbondante produzione di plastica da gettare che tanto contribuisce, com’è noto, al benessere dell’ambiente.

L’attuale amministrazione ha bandito sia dal consiglio comunale, sia (fatto più rilevante) dalle sei mense scolastiche del nostro comune le bottiglie di plastica, ricorrendo a caraffe di acqua provenienti dal nostro caro acquedotto. Si è trattato di un gesto sicuramente encomiabile e che va nella direzione di quelle buone prassi di cui la Pubblica Amministrazione italiana è generalmente così avara. Ma, come spesso accade, si vede l’albero, ma non il bosco.

Quanta plastica immettono nel ciclo dei rifiuti gli amanti armataggesi dell’AMAIE? Quanto spendono all’anno per dissetarsi? Siccome, avendo cambiato casa di recente, sono finito nel novero dei “fortunati”, ho azzardato alcuni conti spannometrici, tenendo conto che il nostro nucleo famigliare è composto di tre persone.

Peso di una bottiglia da 1,5 lt. vuota: 35 grammi
Acquisto medio settimanale: 12 bottiglie
Plastica prodotta alla settimana: 420 grammi
Plastica prodotta in un anno: 21840 grammi pari a 21,84 Kg

I nuclei familiari del nostro comune sono 6691 (dati al 31.12.2006). Non so ancora quanti siano quelli serviti dall’AMAIE, ma ad occhio direi che alla fine dell’anno abbiamo prodotto qualche decina di tonnellate di plastica inserite nel ciclo dei rifiuti che pagano tutti i cittadini. Dal punto di vista economico, ipotizzando un prezzo medio (contenuto) di 3,5 euro a cestello un nucleo famigliare spende 364 euro all’anno in più di un suo concittadino utente dell’acquedotto comunale solo per bere acqua. Si dice che gli/le amanti costino: va bene, però uno vorrebbe almeno potere scegliere se averli o no”.

Massimo Bolla – Capogruppo “Centrosinistra” consiglio comunale di Taggia



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La SECOM ricorre contro l’ATO idrico
Scritto da oggianni il 20 febbraio 2008 in Dati, Documentazione, Taggia

Lo scorso 13 settembre il Consiglio Comunale discusse l’approvazione della convenzione e dello statuto dell’Ambito Territoriale Ottimale per la Gestione del Servizio Idrico Integrato. La pratica fu votata dalla sola maggioranza: un’adesione senza se e senza ma.

A soli tre mesi di distanza da quella deliberazione la SECOM (l’azienda che gestisce il ciclo idrico di cui il comune di Taggia è maggior azionista) ha presentato ricorso al TAR per ottenere l’annullamento di alcune delibere chiave dell’ATO:

  • nota a firma del Direttore della Segreteria dell’A.T.O. prot. 54168 del 17.10.2007 avente ad oggetto”A.T.O. idrico imperiese, affidamento s.i.i.”
  • parere del Comitato per la Vigilanza sull’uso delle risorse idriche prot. 74 del 26.6.2007;
  • deliberazione n. 51 del 20.7.2007 della Conferenza dei rappresentanti degli Enti Locali dell’A.T.O. imperiese avente quale oggetto Scelta della forma di gestione dei S.I.I. (Servizi Idrici Imperiesi);
  • deliberazione n. 50 del 20.7.2007 della Conferenza dei rappresentanti degli Enti locali dell’A.T.O. imperiese avente ad oggetto “Organizzazione della gestione dei S.I.I. (Servizi Idrici Imperiesi) per i Comuni con popolazione fino a 1000 abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane che intendono gestire il servizio direttamente tramite l’Amministrazione Comunale o tramite una società a capitale interamente pubblico e controllata dallo stesso Comune”;

Manni, durante il dibattito in consiglio, chiese a Negroni cosa fosse cambiato dal 1999 quando sui banchi della maggioranza sedevano (assieme a Manni stesso) gli attuali componenti del gruppo Centrodestra che ora strenuamente si opponevano a questa pratica.

Oggi noi ci chiediamo: cosa è cambiato da settembre ad oggi per cui da un’approvazione quasi acritica si è passati al contrasto giudiziario?

Soprattutto ci chiediamo cosa aspetti l’amministrazione comunale, che ha fatto della comunicazione e della trasparenza il proprio cavallo di battaglia, a riferire alla cittadinanza un atto importante come questo?

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