Lasciati a piedi
Scritto da oggianni il 11 luglio 2010 in Partito Democratico, Taggia

Con i tagli del governo a Regioni ed Enti locali, saranno decurtati 3,5 miliardi di euro al trasporto pubblico.

I tagli produrranno danni molto seri, sia al settore che alle famiglie:

  • taglio del 30% dei mezzi di trasporto (utilizzati da 15 milioni di italiani) a rischio 18.000 posti di lavoro;
  • rischio aumento delle tariffe del 50%;
  • forte aumento di spesa per le famiglie, costrette all’uso del mezzo privato;
  • aumento di traffico e inquinamento.

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Festa Democratica a Camporosso
Scritto da oggianni il 10 luglio 2010 in Partito Democratico, Taggia

Prima Festa Democratica del 2010 a Camporosso.
Si inizia il 16 Luglio con un dibattito sulla dispersione scolastica e si prosegue nelle giornate del 17 e 18 Luglio.



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Questione rifiuti: le ragioni di una scelta
Scritto da oggianni il 9 luglio 2010 in Gruppo consiliare, Partito Democratico, Rifiuti, Taggia

La decisione di partecipare alla votazione sulla pratica rifiuti (accordo di programma tra Regione Liguria, Provincia di Imperia, Provincia di Savona e Comune di Vado), garantendo il numero legale in Consiglio Provinciale, ha provocato qualche disorientamento e, in taluni casi, malumore, tra le fila del Partito, per cui abbiamo ritenuto necessario rendere comuni le ragioni che hanno portato il gruppo del PD, e la minoranza tutta, a compiere questo tipo di scelta.
Preliminarmente vorremmo sottolineare, a beneficio soprattutto di quelli che antepongono la vis polemica all’approfondimento sul merito, che la scelta è stata tutt’altro che superficiale e indolore ma frutto di complesse valutazioni che hanno tenuto conto di tutti gli aspetti di natura amministrativa e politica riconducibili alla questione rifiuti.
Nessuno, crediamo, può ritenersi legittimato a pensare che ci sia stata da parte nostra la volontà di partecipare ad una qualche forma di “inciucio� con la maggioranza, nei confronti della quale, al contrario, abbiamo da subito manifestato forti critiche e portato avanti un attento controllo sugli atti e sulle attività.

La pratica rifiuti è una pratica molto complessa; dal punto di vista politico si presta a valutazioni riferibili a 4 momenti temporali ben distinti:

  • il passato, ovvero i quasi 10 anni di colpevole inattività della Provincia
  • il presente, ovvero il periodo d’emergenza assoluta che potremmo chiamare pre-tansitorio (nel quale i rifiuti devono NECESSARIAMENTE essere conferiti fuori provincia)
  • il futuro prossimo, ovvero il periodo transitorio vero e proprio, che andrà da quando si affideranno i lavori per la costruzione dell’impianto sino al termine dei lavori stessi (nel quale i rifiuti torneranno ad essere ri-conferiti nella discarica di Collette Ozotto)
  • il futuro anteriore, ovvero quando saremo a regime.

Abbiamo voluto schematizzare anche per inquadrare amministrativamente i principali passaggi della pratica e per contestualizzare i termini delle varie discussioni e valutazioni che si sono tenute e che si terranno.
Per quel che riguarda il passato abbiamo chiesto ed ottenuto che si svolgesse una seduta monotematica del consiglio Provinciale. In quell’occasione, così come in numerose interviste rilasciate ai media, locali e non, non abbiamo lesinato critiche per come era stata gestita la questione dalle passate Giunte di destra.
Abbiamo in tutti i modi evidenziato le responsabilità del cattivo governo di Giuliano & Co. e sottolineato come, il periodo pre-transitorio ed urgente, che comporterà pesanti incrementi di costi alle amministrazioni comunali e ai cittadini della nostra provincia, sia logica conseguenza del passato e come la responsabilità politica sia da ascrivere esclusivamente alla Provincia. Ricorderete che c’è stato in più occasioni da parte della destra il tentativo di addossare alla Regione le colpe e le responsabilità.
Ebbene riteniamo che grazie all’azione di tutto il PD, a tutti i livelli, sia ormai chiara nell’opinione pubblica l’idea che le passate amministrazioni provinciali siano le vere e uniche responsabili.
L’accordo di programma in votazione nella seduta di che trattasi, ricade nel contesto del periodo pre-transitorio.
Vero è che le valutazioni e le scelte politiche possono trascendere contesti e contenuti, possono rispondere ad opportunità di naturale generale e non specifica, adattarsi indifferentemente alla supremazia di volta in volta assegnata agli aspetti della tattica o della strategia, e tuttavia, quando da amministratori, ripetiamo amministratori, ancorché di minoranza, di un Ente si è chiamati a fare delle valutazioni su di una pratica, ebbene della portata, dei confini, dei contenuti e del contesto di quella pratica bisogna occuparsi , almeno in via prioritaria.
Perché se così non fosse sarebbe abbastanza complicato definire il ruolo degli amministratori eletti e, soprattutto, comporre una posizione politica articolata in grado di fare breccia sull’elettorato. In buona sostanza si correrebbe il rischio di essere individuati come quelli del no (o del sì) a prescindere, circostanza questa che, come Partito moderno e riformatore, abbiamo la pretesa e la presunzione di voler confutare ad ogni costo proprio con i fatti.
E allora, per tornare all’accordo di programma, abbiamo tenuto conto di questi elementi:

  1. l’alternativa al conferimento temporaneo fuori provincia è l’ampliamento della unica discarica privata attualmente operante. (A meno che non si voglia aprire una discussione nuova, ci pare di poter affermare che tale ipotesi è sempre stata e sarà scongiurata in futuro dal Partito)
  2. Se la soluzione pre-transitoria è NECESSARIAMENTE il conferimento fuori provincia, e lo è, tanto per essere chiari, non perché lo diciamo noi, ma perché incidenter tantum lo dice la Regione, si poteva non tener conto del fatto che l’accordo di programma era già stato deliberato dalla Giunta Regionale? Per dirla in altri termini, potevamo noi mettere in difficoltà la giunta Burlando su un accordo così fortemente voluto dall’assessore Briano e da Burlando stesso?
  3. La maggioranza si è mostrata sfilacciata al punto da non garantire il numero legale. Le ragioni sono diverse: una o due assenze erano per stanchezza o per superficialità, probabilmente, ma le altre erano decisamente volute. Tra questi c’erano coloro che non rinnegano il passato e che vorrebbero una situazione di empasse tale da giustificare la prosecuzione del conferimento a Collette Ozotto, rimarcare il mancato coordinamento ed impegno da parte della Regione, giustificare di fatto le scelte del passato e le critiche di stampo esclusivamente politico alla Regione. Potevamo noi prestarci a questo giochino?

Anche ci fossimo inconsapevolmente prestati al gioco, alla fine questa maggioranza i numeri li avrebbe trovati e avrebbe deliberato l’accordo. La lettura politica quale sarebbe stata? Da una parte sicuramente una brutta figura del centrodestra che sulla pratica più importante non trova il numero legale ma, richiamato all’ordine dal suo Presidente, il giorno dopo si ricompatta e va. Dall’altra però un PD imperiese che pur di svolgere fino in fondo la sua missione di fiero oppositore sconfessa la Regione, il PD in Regione, i consiglieri PD in Regione e via di seguito e prova a far saltare l’unico accordo percorribile.

Abbiamo invece scelto (non senza qualche difficoltà) di dare un segnale politico diverso, che segnasse agli occhi degli elettori la nostra ferma volontà a risolvere il problema dei rifiuti e ci consentisse di apparire come un soggetto politico responsabile e credibile, più di quanto non abbia dimostrato di esserlo tutto il centrodestra. Non abbiamo dato motivi di scusa o di compattamento al centrodestra, che in tutta evidenza è apparso come una compagine in totale confusione, e che sarà chiamato a gestire l’aumento dei costi di smaltimento senza poter più dire che la colpa è di tutti.

Crediamo che d’ora in poi ci sarà una certa contrapposizione fra chi rinnegherà il passato e chi lo difenderà, con grossi mal di pancia all’interno della maggioranza.

Far mancare il numero legale avrebbe sicuramente fatto fare bella figura ai consiglieri PD, ma non ci avrebbe portato una sola considerazione positiva e di sostegno in più da parte di quell’elettorato moderato che vogliamo conquistare.

Come vedete quindi, oltre al contesto della pratica s’è pensato pure ai riflessi politici generali.

Giordano Riccardo

Andrea Gorlero

Fulvio Vassallo

Boeri Gianni

Sergio Barbagallo

Vittorio Desiglioli



Vedi anche:

del dialogo tra PD e Popolo Viola
Scritto da oggianni il 8 luglio 2010 in Partito Democratico, Taggia

Ovvero “Si può fare politica senza partiti?”. Un bell’articolo di Francesca Fornario e una bella iniziativa alla Festa Democratica di Roma.

In Italia si verifica uno strano paradosso. Migliaia di militanti dei movimenti, delle associazioni o dei sindacati di base – il genere di persone che definiamo «impegnate» e che Berlusconi definirebbe «comunisti» anche se sono nati nel 1994 e che Vittorio Feltri definirebbe «omosessuali» e che il Tg1 definirebbe «dieci» – non vanno a votare.

Non mi riferisco ai pochi che non ci sono mai andati ma ai molti che non ci vanno più. Altri votano per senso di responsabilità, con fatica, per partiti che non li convincono fino in fondo (beh: benvenuti nel club) e che però non si sognano di cambiare. Non perché siano stanchi di sognare: se fossero a corto di sogni non disegnerebbero cartelli colorati con i pennarelli dei bambini, non si annoderebbero un bavaglio intorno alla bocca in segno di protesta contro la censura, non scenderebbero in piazza per chiedere una società migliore. È un paradosso, perché rinunciare a cambiare i partiti significa rinunciare a cambiare la società: e allora perché scendere in piazza?

Ne parleremo stasera alle 20 alla Festa Democratica di Roma con Ivan Scalfarotto e Gianfranco Mascia: un uomo di partito e un movimentista doc. Sono affezionata a entrambi perché sono scesa in piazza con i Girotondi e il Popolo Viola e perché non ho tessere di partito, ma sono felice e orgogliosa che uomini e donne in gamba come Ivan si tesserino, si candidino e aspirino ad amministrare questo paese meglio di come viene amministrato oggi. Faccio il tifo per questi uomini e queste donne, che militano in tutti i partiti di centrosinistra, e sono al loro fianco in mille battaglie. Non solo non trovo che ci sia alcuna contraddizione tra lo spendermi nei movimenti e per i partiti, ma credo che sia naturale, e indispensabile. I partiti sono l’unico strumento democratico per arrivare ad amministrare lo Stato, e quindi migliorare la vita delle persone, garantendo loro più tutele e più diritti, e questa è una prospettiva che mi sta molto a cuore. L’alternativa è la rivoluzione, ma oltre che marxista tendenza Groucho sono anarchica tendenza De André-Brassens: «Morire per delle idee, sì, vabbé: ma di morte lenta».

Cari amici dei movimenti, ci piace tanto scendere in piazza con la Costituzione e sventolarla al cielo. Ecco, mi piacerebbe che ogni volta che sventoliamo la Costituzione ci ricordassimo che stiamo sventolando l’istituto della democrazia parlamentare, la Camera, il Senato, la Magistratura, il bilanciamento dei poteri e i partiti politici. Diffidare dei partiti a prescindere è infantile, rinunciatario e deprimente. I partiti sono pieni di persone che non hanno o non hanno più molto da dare ma anche di persone in gamba, generose e preparate. Le seconde hanno bisogno del nostro sostegno per prevalere sulle prime.

Anche i partiti devono imparare a non diffidare dei movimenti, certo. Ma in questo momento i partiti – specie il Pd, specie i suoi dirigenti – sono così depressi e fiaccati dalle sconfitte che diffidano anche di loro stessi. I movimenti no, non hanno alibi per deprimersi: sono vitali, pieni di giovani, speranzosi. Se davvero ci battiamo per una società diversa e per mandare a casa Berlusoni e chi per lui (occhio che siamo in Italia: morto un Berlusconi se e fa un altro) dobbiamo imparare a non di diffidare dei partiti che devono raccogliere questa domanda di cambiamento e tradurla in leggi e provvedimenti. E se chi guida i partiti non ci convince? Allora battiamoci per chiedere il ripristino delle preferenze e andiamo a votare per le persone che più ci rappresentano. Il discorso che faccio per il Pd vale anche Per i Radicali, per l’Idv, per Sel e per il Movimento Cinque Stelle, composto in larga parte da persone che aspirano a dare vita a una coalizione in grado di proporre un’alternativa a Berlusconi.

Non ho tessere di partito, ma mi piacerebbe prendere la tessera del centrosinistra. Perché se vogliamo che Berlusconi venga sconfitto deve starci a cuore il destino di tutti i partiti della coalizione (coalizione tra quali partiti? Domandatelo agli elettori), non solo del partito che scegliamo di votare e che – qualunque sia – non ha i numeri per vincere da solo. Non a caso, Berlusconi è stato battuto due volte (ah, già: non è imbattibile. Forte, eh?) e sempre con la stessa ricetta: non con l’Udc o con con Gianfranco Fini (le battute sul compagno Fini mi fanno stare male come le canzoni di Gigi D’Alessio al supermercato) ma con una coalizione di centrosinistra. Cari amici dei movimenti e dei partiti d’opposizione, penso che valga la pena riprovarci, e riuscirci meglio di come ci siamo riusciti in passato. Mi scrivete una valanga di messaggi per dire che di questi partiti non ci si può più fidare.

A tutti rispondo che sì, certe volte ti fanno proprio cadere le braccia. Ma aggiungo che tra i candidati e gli eletti nelle file dell’opposizione ci sono persone straordinarie quanto Gino Strada e Mario Monicelli. Li conosco, ci parlo, li sostengo e sogno di condurre il Tg1 per una settimana, una sola, per fare vedere al paese che differenza c’è tra loro e Calderoli, Bossi, La Russa e Fini. La stessa differenza che c’è tra una condanna e un’assoluzione, e infatti Minzolini non la nota. Noi, però, non siamo mica Minzolini. Quando sventoliamo la Costituzione sventoliamo l’impegno, l’onestà e la generosità di queste persone. Ricordiamocelo, e non lasciamole sole, altrimenti sventoliamo a vanvera, e facciamo solo vento a Berlusconi (o chi per lui).
[Articolo di Francesca Fornario pubblicato su L'Unità dell' 8/7/10]



Vedi anche:

del dialogo tra PD e Popolo Viola
Scritto da oggianni il 8 luglio 2010 in Partito Democratico, Taggia

Ovvero “Si può fare politica senza partiti?”. Un bell’articolo di Francesca Fornario e una bella iniziativa alla Festa Democratica di Roma.

In Italia si verifica uno strano paradosso. Migliaia di militanti dei movimenti, delle associazioni o dei sindacati di base – il genere di persone che definiamo «impegnate» e che Berlusconi definirebbe «comunisti» anche se sono nati nel 1994 e che Vittorio Feltri definirebbe «omosessuali» e che il Tg1 definirebbe «dieci» – non vanno a votare.

Non mi riferisco ai pochi che non ci sono mai andati ma ai molti che non ci vanno più. Altri votano per senso di responsabilità, con fatica, per partiti che non li convincono fino in fondo (beh: benvenuti nel club) e che però non si sognano di cambiare. Non perché siano stanchi di sognare: se fossero a corto di sogni non disegnerebbero cartelli colorati con i pennarelli dei bambini, non si annoderebbero un bavaglio intorno alla bocca in segno di protesta contro la censura, non scenderebbero in piazza per chiedere una società migliore. È un paradosso, perché rinunciare a cambiare i partiti significa rinunciare a cambiare la società: e allora perché scendere in piazza?

Ne parleremo stasera alle 20 alla Festa Democratica di Roma con Ivan Scalfarotto e Gianfranco Mascia: un uomo di partito e un movimentista doc. Sono affezionata a entrambi perché sono scesa in piazza con i Girotondi e il Popolo Viola e perché non ho tessere di partito, ma sono felice e orgogliosa che uomini e donne in gamba come Ivan si tesserino, si candidino e aspirino ad amministrare questo paese meglio di come viene amministrato oggi. Faccio il tifo per questi uomini e queste donne, che militano in tutti i partiti di centrosinistra, e sono al loro fianco in mille battaglie. Non solo non trovo che ci sia alcuna contraddizione tra lo spendermi nei movimenti e per i partiti, ma credo che sia naturale, e indispensabile. I partiti sono l’unico strumento democratico per arrivare ad amministrare lo Stato, e quindi migliorare la vita delle persone, garantendo loro più tutele e più diritti, e questa è una prospettiva che mi sta molto a cuore. L’alternativa è la rivoluzione, ma oltre che marxista tendenza Groucho sono anarchica tendenza De André-Brassens: «Morire per delle idee, sì, vabbé: ma di morte lenta».

Cari amici dei movimenti, ci piace tanto scendere in piazza con la Costituzione e sventolarla al cielo. Ecco, mi piacerebbe che ogni volta che sventoliamo la Costituzione ci ricordassimo che stiamo sventolando l’istituto della democrazia parlamentare, la Camera, il Senato, la Magistratura, il bilanciamento dei poteri e i partiti politici. Diffidare dei partiti a prescindere è infantile, rinunciatario e deprimente. I partiti sono pieni di persone che non hanno o non hanno più molto da dare ma anche di persone in gamba, generose e preparate. Le seconde hanno bisogno del nostro sostegno per prevalere sulle prime.

Anche i partiti devono imparare a non diffidare dei movimenti, certo. Ma in questo momento i partiti – specie il Pd, specie i suoi dirigenti – sono così depressi e fiaccati dalle sconfitte che diffidano anche di loro stessi. I movimenti no, non hanno alibi per deprimersi: sono vitali, pieni di giovani, speranzosi. Se davvero ci battiamo per una società diversa e per mandare a casa Berlusoni e chi per lui (occhio che siamo in Italia: morto un Berlusconi se e fa un altro) dobbiamo imparare a non di diffidare dei partiti che devono raccogliere questa domanda di cambiamento e tradurla in leggi e provvedimenti. E se chi guida i partiti non ci convince? Allora battiamoci per chiedere il ripristino delle preferenze e andiamo a votare per le persone che più ci rappresentano. Il discorso che faccio per il Pd vale anche Per i Radicali, per l’Idv, per Sel e per il Movimento Cinque Stelle, composto in larga parte da persone che aspirano a dare vita a una coalizione in grado di proporre un’alternativa a Berlusconi.

Non ho tessere di partito, ma mi piacerebbe prendere la tessera del centrosinistra. Perché se vogliamo che Berlusconi venga sconfitto deve starci a cuore il destino di tutti i partiti della coalizione (coalizione tra quali partiti? Domandatelo agli elettori), non solo del partito che scegliamo di votare e che – qualunque sia – non ha i numeri per vincere da solo. Non a caso, Berlusconi è stato battuto due volte (ah, già: non è imbattibile. Forte, eh?) e sempre con la stessa ricetta: non con l’Udc o con con Gianfranco Fini (le battute sul compagno Fini mi fanno stare male come le canzoni di Gigi D’Alessio al supermercato) ma con una coalizione di centrosinistra. Cari amici dei movimenti e dei partiti d’opposizione, penso che valga la pena riprovarci, e riuscirci meglio di come ci siamo riusciti in passato. Mi scrivete una valanga di messaggi per dire che di questi partiti non ci si può più fidare.

A tutti rispondo che sì, certe volte ti fanno proprio cadere le braccia. Ma aggiungo che tra i candidati e gli eletti nelle file dell’opposizione ci sono persone straordinarie quanto Gino Strada e Mario Monicelli. Li conosco, ci parlo, li sostengo e sogno di condurre il Tg1 per una settimana, una sola, per fare vedere al paese che differenza c’è tra loro e Calderoli, Bossi, La Russa e Fini. La stessa differenza che c’è tra una condanna e un’assoluzione, e infatti Minzolini non la nota. Noi, però, non siamo mica Minzolini. Quando sventoliamo la Costituzione sventoliamo l’impegno, l’onestà e la generosità di queste persone. Ricordiamocelo, e non lasciamole sole, altrimenti sventoliamo a vanvera, e facciamo solo vento a Berlusconi (o chi per lui).
[Articolo di Francesca Fornario pubblicato su L'Unità dell' 8/7/10]



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