del dialogo tra PD e Popolo Viola
Scritto da oggianni il 8 luglio 2010 in Partito Democratico, Taggia

Ovvero “Si può fare politica senza partiti?”. Un bell’articolo di Francesca Fornario e una bella iniziativa alla Festa Democratica di Roma.

In Italia si verifica uno strano paradosso. Migliaia di militanti dei movimenti, delle associazioni o dei sindacati di base – il genere di persone che definiamo «impegnate» e che Berlusconi definirebbe «comunisti» anche se sono nati nel 1994 e che Vittorio Feltri definirebbe «omosessuali» e che il Tg1 definirebbe «dieci» – non vanno a votare.

Non mi riferisco ai pochi che non ci sono mai andati ma ai molti che non ci vanno più. Altri votano per senso di responsabilità, con fatica, per partiti che non li convincono fino in fondo (beh: benvenuti nel club) e che però non si sognano di cambiare. Non perché siano stanchi di sognare: se fossero a corto di sogni non disegnerebbero cartelli colorati con i pennarelli dei bambini, non si annoderebbero un bavaglio intorno alla bocca in segno di protesta contro la censura, non scenderebbero in piazza per chiedere una società migliore. È un paradosso, perché rinunciare a cambiare i partiti significa rinunciare a cambiare la società: e allora perché scendere in piazza?

Ne parleremo stasera alle 20 alla Festa Democratica di Roma con Ivan Scalfarotto e Gianfranco Mascia: un uomo di partito e un movimentista doc. Sono affezionata a entrambi perché sono scesa in piazza con i Girotondi e il Popolo Viola e perché non ho tessere di partito, ma sono felice e orgogliosa che uomini e donne in gamba come Ivan si tesserino, si candidino e aspirino ad amministrare questo paese meglio di come viene amministrato oggi. Faccio il tifo per questi uomini e queste donne, che militano in tutti i partiti di centrosinistra, e sono al loro fianco in mille battaglie. Non solo non trovo che ci sia alcuna contraddizione tra lo spendermi nei movimenti e per i partiti, ma credo che sia naturale, e indispensabile. I partiti sono l’unico strumento democratico per arrivare ad amministrare lo Stato, e quindi migliorare la vita delle persone, garantendo loro più tutele e più diritti, e questa è una prospettiva che mi sta molto a cuore. L’alternativa è la rivoluzione, ma oltre che marxista tendenza Groucho sono anarchica tendenza De André-Brassens: «Morire per delle idee, sì, vabbé: ma di morte lenta».

Cari amici dei movimenti, ci piace tanto scendere in piazza con la Costituzione e sventolarla al cielo. Ecco, mi piacerebbe che ogni volta che sventoliamo la Costituzione ci ricordassimo che stiamo sventolando l’istituto della democrazia parlamentare, la Camera, il Senato, la Magistratura, il bilanciamento dei poteri e i partiti politici. Diffidare dei partiti a prescindere è infantile, rinunciatario e deprimente. I partiti sono pieni di persone che non hanno o non hanno più molto da dare ma anche di persone in gamba, generose e preparate. Le seconde hanno bisogno del nostro sostegno per prevalere sulle prime.

Anche i partiti devono imparare a non diffidare dei movimenti, certo. Ma in questo momento i partiti – specie il Pd, specie i suoi dirigenti – sono così depressi e fiaccati dalle sconfitte che diffidano anche di loro stessi. I movimenti no, non hanno alibi per deprimersi: sono vitali, pieni di giovani, speranzosi. Se davvero ci battiamo per una società diversa e per mandare a casa Berlusoni e chi per lui (occhio che siamo in Italia: morto un Berlusconi se e fa un altro) dobbiamo imparare a non di diffidare dei partiti che devono raccogliere questa domanda di cambiamento e tradurla in leggi e provvedimenti. E se chi guida i partiti non ci convince? Allora battiamoci per chiedere il ripristino delle preferenze e andiamo a votare per le persone che più ci rappresentano. Il discorso che faccio per il Pd vale anche Per i Radicali, per l’Idv, per Sel e per il Movimento Cinque Stelle, composto in larga parte da persone che aspirano a dare vita a una coalizione in grado di proporre un’alternativa a Berlusconi.

Non ho tessere di partito, ma mi piacerebbe prendere la tessera del centrosinistra. Perché se vogliamo che Berlusconi venga sconfitto deve starci a cuore il destino di tutti i partiti della coalizione (coalizione tra quali partiti? Domandatelo agli elettori), non solo del partito che scegliamo di votare e che – qualunque sia – non ha i numeri per vincere da solo. Non a caso, Berlusconi è stato battuto due volte (ah, già: non è imbattibile. Forte, eh?) e sempre con la stessa ricetta: non con l’Udc o con con Gianfranco Fini (le battute sul compagno Fini mi fanno stare male come le canzoni di Gigi D’Alessio al supermercato) ma con una coalizione di centrosinistra. Cari amici dei movimenti e dei partiti d’opposizione, penso che valga la pena riprovarci, e riuscirci meglio di come ci siamo riusciti in passato. Mi scrivete una valanga di messaggi per dire che di questi partiti non ci si può più fidare.

A tutti rispondo che sì, certe volte ti fanno proprio cadere le braccia. Ma aggiungo che tra i candidati e gli eletti nelle file dell’opposizione ci sono persone straordinarie quanto Gino Strada e Mario Monicelli. Li conosco, ci parlo, li sostengo e sogno di condurre il Tg1 per una settimana, una sola, per fare vedere al paese che differenza c’è tra loro e Calderoli, Bossi, La Russa e Fini. La stessa differenza che c’è tra una condanna e un’assoluzione, e infatti Minzolini non la nota. Noi, però, non siamo mica Minzolini. Quando sventoliamo la Costituzione sventoliamo l’impegno, l’onestà e la generosità di queste persone. Ricordiamocelo, e non lasciamole sole, altrimenti sventoliamo a vanvera, e facciamo solo vento a Berlusconi (o chi per lui).
[Articolo di Francesca Fornario pubblicato su L'Unità dell' 8/7/10]



Vedi anche:

Le dietrologie non sono fatti e i cavilli non sono cavalli
Scritto da oggianni il 8 luglio 2010 in Partito Democratico, Taggia

Riassunto dei fatti:

  1. Al Senato si vota la legge costituzionale denominata Lodo Alfano;
  2. il senatore del PD, nonché costituzionalista, Stefano Ceccanti propone un emendamento per estendere l’immunità al presidente della Repubblica;
  3. il “Fatto quotidiano” (ripreso da “Il Giornale“) attribuisce questo emendamento alla volontà di salvare Napolitano da chissà quale reato commesso prima del suo mandato;
  4. Il Presidente Napolitano smentisce seccamente di aver sollecitato la presentazione dell’emendamento;
  5. Il senatore Ceccanti ritira l’emendamento in questione;

Su “La Stampa”  di oggi, un altro costituzionalista, Michele Ainis, spiega (da buon costituzionalista) con cognizione di causa come sia andata veramente e quali fossero le intenzioni dell’emedamento di Ceccanti.

Chissà perché in Italia ogni mosca in volo diventa un’astronave. L’ultimo Ufo è atterrato davanti al Quirinale, con un doppio avvistamento: da destra (il Giornale) e da sinistra (il Fatto quotidiano).

Lassù sul Colle hanno smentito seccamente la notizia, ma gli avvistatori recano prove inoppugnabili. In attesa di discuterne al prossimo congresso di cosmologia, proviamo a misurarle in questa sede.

Dunque, il Senato sta votando con legge costituzionale il lodo Alfano, che forgia uno scudo processuale per il governo e per il Capo dello Stato. Un senatore del Pd – Stefano Ceccanti, che di mestiere fa il costituzionalista – avanza un emendamento che dichiara il Presidente improcessabile, e perciò sottratto all’autorizzazione parlamentare da cui dipende viceversa l’immunità per i ministri. Da qui la prova, una e trina come il Padreterno: se Ceccanti ha firmato quell’emendamento, significa che aveva la benedizione del partito; se il Pd si è fatto avanti, significa che è stato imbeccato dal diretto interessato, ossia dal Presidente; se Napolitano vuole sottrarsi ai rigori della legge, significa che ha commesso qualche marachella. Lui nega? E allora perché il suo consigliere – aggiunge il Fatto quotidiano – giudica un errore l’autorizzazione a procedere verso il Presidente?

Giacché mi trovo a essere citato per nome e cognome nei panni di chi dà consigli al Capo dello Stato, vorrei rivolgere un appello agli amici del «Fatto»: o cambiate il nome del giornale o cambiate le notizie. Il Quirinale ha uno staff di prim’ordine, nel quale non sono mai stato reclutato. Ma dopotutto non è questo ciò che conta. Pesano piuttosto riforme di sistema che scassano il sistema, perché non si curano affatto delle geometrie costituzionali. Ceccanti sarà forse stato ingenuo sul piano politico (tant’è che ha dovuto ritirare il proprio emendamento), ma da costituzionalista aveva tutte le ragioni. Quando i nostri padri fondatori scrissero l’art. 90 – che esige la maggioranza assoluta per porre in stato d’accusa il Presidente, nei casi di alto tradimento e d’attentato alla Costituzione – avevano negli occhi il proporzionale con cui fu eletta l’Assemblea Costituente. Con il maggioritario avrebbero scritto come minimo due terzi, per garantire il consenso dell’opposizione. E allora come si fa a contentarsi della maggioranza semplice per i delitti extrafunzionali, oltretutto in un sistema come questo, dove i parlamentari sono altrettanti soldatini?

C’è però un’osservazione che rende superfluo l’emendamento di Stefano Ceccanti, e forse pure il lodo Alfano. Il Presidente già da oggi è improcessabile per i reati comuni: se i costituenti non hanno messo nero su bianco questa immunità, è solo perché sarebbe suonata «irriguardosa» verso il Capo dello Stato. Chi l’ha detto? Costantino Mortati, e dopo di lui molti altri maestri di diritto. Gioca qui infatti l’eredità dello Statuto Albertino, che proclamava «sacra e inviolabile» la persona del Re. Gioca un motivo sistematico, perché non si può negare alla suprema istituzione la tutela che la Carta offre persino ai deputati. E gioca infine un argomento logico: come mai farebbe il Presidente a promulgare leggi o ricevere ambasciatori dentro una cella di Regina Coeli?

Insomma il fiore delle immunità perde un petalo alla volta. Il lodo Schifani s’estendeva ai presidenti delle Camere, oltre che a chi dirige la Consulta. Il primo lodo Alfano si sbarazzò di quest’ultima figura; il secondo ha eliminato i presidenti delle Camere. Se non c’è ragione d’aprire l’ombrello sul Capo dello Stato, non resta che il governo. Magari è proprio per evitare tale solitudine che i nostri ri-costituenti hanno tirato in ballo il Quirinale. Un frutto avvelenato, come dimostra quest’ultima vicenda. E insieme una lezione per Ceccanti e per la categoria cui entrambi apparteniamo: in Italia i cavilli vengono scambiati per cavalli.

Anche Stefano Ceccanti, dal proprio blog, tenta di riportare la discussione su un piano di civile ragionamento:

Il ruolo di un’opposizione non testimoniale è anche quello di ridurre responsabilmente il danno, senza che questo meriti l’esercizio sproporzionato della cultura del sospetto.
[Continua a leggere...]



Vedi anche:

Bordighera: Faraldi (PD) chiede le dimissioni di Bosio
Scritto da oggianni il 8 luglio 2010 in Partito Democratico, Taggia

La situazione politica della Giunta comunale di Bordighera è giunta a livelli insostenibili: dopo la richiesta dei Carabinieri al Prefetto di esaminare la possibilità di scioglimento del Consiglio Comunale, davanti alle dimissioni di cinque tra Consiglieri ed Assessori della maggioranza (tra cui i due esponenti della Lega Nord), il Sindaco Bosio, invece di prendere atto del progressivo sfaldamento della sua Amministrazione e rassegnare subito le dimissioni, decide di azzerare tutto e nominare quattro nuovi Assessori. Siamo all’assurdo, con un Sindaco letteralmente incollato alla sua poltrona e che volutamente ignora la gravità dei fatti contestati, il tutto davanti agli occhi esterrefatti dei cittadini, mentre lo scandalo dilaga sino ad interessare Media di rilevanza nazionale.
Il PD Proviciale, ancora una volta, chiede al primo cittadino di Bordighera di compiere un gesto di onestà intellettuale e morale, rassegnando immediatamente le dimissioni e ciò sia per restituire alla Città la dignità e l’orgoglio che merita, sia per lasciare il campo libero a Magistratura e forze dell’ Ordine che stanno indagando su questo presunto intreccio tra criminalità organizzata, politica ed affari che sta coinvolgendo importanti personalità della nostra Provincia.
[Fonte: Sanremonews]



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Repressione del corteo dei terremotati aquilani
Scritto da oggianni il 7 luglio 2010 in Partito Democratico, Taggia

7 Luglio 2010: un corteo di terremotati aquilani viene respinto a suon di manganellate dalle Forze dell’Ordine.
Ecco qualche video della giornata:

Interviene anche Bersani segretario nazionale del PD:



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9 luglio: incontro su energie e sviluppo sostenibile
Scritto da oggianni il 7 luglio 2010 in Partito Democratico, Taggia

Le sfide che il XXI Secolo porrà ad un pianeta ormai completamente economicamente globalizzato non potranno prescindere da una consapevolizzazione diffusa e generale, culturale prima che politica, sulle problematiche della sostenibilità ambientale.
Il cambiamento climatico, la rarefazione delle tradizionali fonti energetiche, l’inquinamento, le ricorrenti catastrofi ecologiche impongono un approccio al futuro che inquadri il tema della crescita economica attraverso non più solo coordinate di tipo quantitativo ma sappia evidenziarne la imprescindibile sostanza qualitativa.
La ricerca scientifica e le innovazioni tecnologiche che hanno sostenuto per decenni uno sviluppo solo rallentato da periodiche crisi dovute alle assimetrie dei mercati ed alle ingiustizie distributive devono sempre più porsi come primario impulso caratterizzante una prospettiva in cui al centro dell’iniziativa politica mondiale deve collocarsi la salvaguardia dell’ambiente.
Nell’ambito di detta prospettiva che non può non prescindere da un concerto, progressivo e difficile ma ineludibile, di ogni attore della scena economica globale, Stati ed imprese in primis, una particolare attenzione merita la realtà italiana, dove anche per il deficit strutturale in termini di approvvigionamento energetico, si impone una riflessione ragionata sulle basi su cui costruire un futuro sostenibile.
Il dissesto idrogeologico, l’endemico problema dello smaltimento dei rifiuti, la tutela del patrimonio naturale e dei beni pubblici, le carenze infrastrutturali e lo squilibrio delle storiche politiche dei trasporti, sono il quadro di riferimento problematico in cui il grande motore fornito dall’energia, nell’ottica di una equilibrata sintesi fra costi e benefici, dovrà farsi carico di un progredire dove l’obbiettivo stesso dell’equità, modernamente concepita e stemperata dai suoi connotati contrappositivi, diventerà misura fondamentale e trasversale del benessere comune.

Hotel Nazionale – Sanremo – 9 luglio 2010 – ore 21
Introduttori : Prof. Riccardo CASALE – Presidente IRIDE
Ing. Claudio POGGI – Ambientalista
Modera : Arch. Silvano Toffolutti



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