Fenomenologia della ricerca del consenso [4/5]
Scritto da oggianni il 19 novembre 2008 in Taggia

La messinscena – “L’investitura”

Il momento dell’investitura è un rito solenne. L’investitura di un cavaliere, i voti di un prete. Il telecomando diventa feticcio, diventa atto di investitura, certificazione di privilegio. Il telecomando non è un principio distribuito per diritto di nascita. Il telecomando è un oggetto: o ce l’hai o non ce l’hai. Ce l’ha chi l’ha ottenuto per gentile concessione dell’eletto.



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Fenomenologia della ricerca del consenso [3/5]
Scritto da oggianni il 18 novembre 2008 in Taggia

Dal diritto alla concessione – “Il matrimonio di Connie”.

La consegna pubblica del telecomando è, a tutti gli effetti, un riconoscimento pubblico una concessione di un’onorificenza. Quello che è un diritto (accedere alla propria abitazione) diventa una concessione (ti concedo di accedere alla strada in cui abiti). Il rispetto di un diritto è garantito dalla norma che definisce, nero su bianco, diritti e doveri. La concessione è un atto di condiscendenza quasi benevola, paternalistica. Per avere i diritti devi essere un cittadino per avere una concessione devi chiedere.
Al matrimonio della figlia di Don Vito Corleone la gente faceva la fila per chiedere i favori del padrino. Don Vito non poteva dire di no in quel giorno ma sapeva che al momento opportuno avrebbe potuto chiedere che gli fossero restituiti  quei favori. L’eletto alla ricerca di consenso non riconosce diritti. Lui concede. Al momento opportuno saprà far fruttare quel favore.



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Fenomenologia della ricerca del consenso [2/5]
Scritto da oggianni il 16 novembre 2008 in Taggia

Retorica del bene – “Noi ci fidiamo di voi”.

L’eletto comunica fiducia all’elettorato che, di riflesso, vorrebbe ricambiata. È una fiducia a parole che, nei fatti, ha bisogno di una costante verifica da parte della polizia municipale e di un periodo di sperimentazione. Ma quel che importa è ciò che appare: l’eletto ha fiducia in noi. Automatico il riflesso atteso dall’eletto: la fiducia (o fede) in lui; primo segno dell’invito al culto della personalità. L’eletto vuole sentirsi dire quanto è buono e bravo. Si sente sempre parte di una puntata di West Wing dove il male è tutto da una parte e il bene trionfa sempre grazie alla saggezza dell’eletto. Lui ne è già convinto ma ha bisogno di sentirselo ripetere in continuazione: è la sua droga.



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Fenomenologia della ricerca del consenso [1/5]
Scritto da oggianni il 14 novembre 2008 in Taggia

Richiamo delle radici – “Stringiamoci a coorte”.

Il primo dei punti che analizziamo per lo studio della fenomenologia della ricerca del consenso è il cosidetto “Richiamo alle radici”.
Il segno è il tavolino foderato dei colori del gonfalone della città (il giallo e il rosso). La bandiera è ancestralmente una chiamata alle armi. I colori della città possono ricordare la battaglia contro i saraceni o l’ultima partita di campionato della squadra locale. Poco importa la differenza, l’importante è comunicare che siamo di questa città e dobbiamo stare tutti dalla stessa parte. Da questo deriva lo “stringiamoci a coorte“: le distinte posizioni in consiglio comunale non fanno che ostacolare questo proposito unitario.



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Fenomenologia della ricerca del consenso
Scritto da oggianni il 13 novembre 2008 in Rassegna stampa, Taggia

La politica da prima repubblica con tutte le sue ingessature e difetti è sempre stata accusata di lontananza dall’elettorato. Era una politica fatta da e per i partiti.
Per capire come funzionava la formazione delle giunte comunali e l’elezione di un sindaco – il cui nome veniva fatto dopo le elezioni (sembra medioevo no?)- basta guardare “Le mani sulla città” di Francesco Rosi.
Il terremoto degli anni ’90 ha spazzato via questa palude proporzionalista e ci ha consegnato un altro modello: il maggioritario diretto. È un modello che si avvicina ai sistemi democratici più collaudati (quelli anglosassoni) e che, onestamente, funziona meglio.
Tuttavia il maggioritario si accompagna ad un fenomeno che mira ad un solo obiettivo: il mantenimento, quando non l’espansione, del consenso. Tale obiettivo, nell’ipotesi virtuosa, si raggiunge col mantenimento dei propositi contenuti nel programma elettorale. Nell’ipotesi viziosa il programma elettorale è un libro dei sogni ed il mantenimento degli impegni assunti diventa impossibile: esempio il candidato verde promette in campagna elettorale la costruzione di uno stadio nuovo di pacca per le squadre locali; nel 90% dei casi non ci sono soldi in cassa per mantenere la promessa.
Mantenere gli impegni è impossibile ma l’eletto ha bisogno come il pane del consenso. La memoria degli elettori sembra labile ma non è poi così vero e il fallimento di un obiettivo diventa presto un’arma a disposizione dell’opposizione.
Ecco che nell’ipotesi viziosa entrano in gioco altri stratagemmi per mantenere o espandere il consenso: il personalismo, la propaganda, il populismo, il richiamo alle radici.
La notizia, corredata da foto, apparsa sul Secolo XIX di martedì scorso può essere indicata come caso di studio della fenomenologia della ricerca del consenso. Ne elenchiamo gli aspetti salienti:

  1. Richiamo delle radici – “Stringiamoci a coorte”.
  2. Retorica del bene – “Noi ci fidiamo di voi”.
  3. Dal diritto alla concessione – “Il matrimonio di Connie”.
  4. La messinscena – “L’investitura”
  5. La scenografia – “La città ideale”

Nei prossimi giorni pubblicheremo a puntate la disamina di tutti questi punti.



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