La trave nell’occhio altrui
Scritto da oggianni il 21 luglio 2009 in Resistenza umana

pagliuzza

Una bella candidatura che metterà alla prova lo spirito riformista e democratico di un partito, oppure porterà alla luce, attraverso il ricorso a mille scuse e cavilli statutari dei suoi governanti, l’atteggiamento di chiusura di una casta dirigenziale.

Con queste parole Antonio Di Pietro salutava favorevolmente la candidatura di Beppe Grillo all’imminente congresso PD e alle relative primarie.

Visto che il partito di Di Pietro è sprovvisto di questa “casta dirigenziale” che chiude ogni porta d’accesso alla dirigenza, un piccolo (in confronto a Grillo s’intende) blogger romano si candida alla carica di presidenza.

Tuttavia sinora (sicuramente per motivi non imputabili alla presenza di una casta dirigenziale) non ha ricevuto risposta.

Questo il testo della lettera inviata da “Roma 2011″ alla dirigenza dell’aperta e illuminata Italia dei Valori:

Gentile signore,

Le scrivo per comunicarLe la mia volontà di concorrere alla presidenza dell’IDV, come ho già annunciato ai lettori del mio blog http://roma2011.blogosfere.it . Per questo, Le chiedo la cortesia di comunicarmi i tempi e le procedure per poter presentare, in via ufficiale, la mia candidatura.

In attesa di un gentile riscontro, Le porgo i miei più cordiali saluti.

In fede,

Claudio Alberti



Vedi anche:

L’”Effetto freezer” provocato da certi personaggi
Scritto da oggianni il 4 luglio 2009 in Partito Democratico, Rassegna stampa

thriller

Non tutti sanno chi è Deborah Serracchiani. Coordinatrice provinciale del PD in Friuli, balzata agli onori delle cronache politiche di qualche mese fa per un suo incisivo intervento ad una assemblea di partito, è stata successivamente candidata alle Europee nella circoscrizione Nord-Est dove ha raccolto più preferenze non solo del capolista Berlinguer (e ci voleva poco direte voi…) ma anche (nel solo Friuli) di Papi Berlusconi.

Ebbene da qualche tempo la Serracchiani paga la sua imperdonabile colpa: quella di essere presentabile, di godere di una certa freschezza e di scaldare i cuori degli elettori. Tre caratteristiche per cui certe mummie di partito venderebbero la propria anima al diavolo. Ne ha scritto ieri Pierfranco Pellizzetti sul Secolo XIX.

Forse Debora Serracchiani avrà sbagliato nel maneggio del politichese stretto, quando ha dichiarato la propria preferenza per Dario Franceschini perché«simpatico». Però, senza accorgersene, ha detto qualcosa di politicamente rilevante: a suo (ovviamente opinabile) giudizio l’attuale segretario nazionale del Partito democratico riesce a creare una corrente di umana sintonia con gli interlocutori, ben più dei tanti imperscrutabili e arroganti androidi che occupano le stanze alte del suo partito. Personaggi che, appena li senti parlare, ti provocano un raggelante “effetto freezer”.
La simpatia come elemento costitutivo della relazione democratica? Ebbene sì, in quanto fiducia e tendenziale immedesimazione nei confronti del tuo rappresentante. Riconoscimento in quello che fa e dice. E come lo dice e fa.
In effetti Franceschini era partito bene, perché – ragionando politicamente – le sue prime mosse esprimevano un disegno coerente: reggere il confronto anche verbale con Silvio Berlusconi senza complessi e cedimenti (se lui ti dice «cattocomunista», tu gli rispondi «clericofascista»); riposizionare elettoralmente la propria parte nella vasta schiera dei perdenti in questa crisi sociale ed economica, proponendo operazioni di redistribuzione dei redditi dal non trascurabile valore anche simbolico.
Poi è sembrato che l’inossidabile nomenklatura riprendesse il sopravvento ingabbiando il successore di Walter Veltroni, sterilizzandone l’impatto innovativo. Comunque un segnale della famosa discontinuità c’era stato, con qualche effetto positivo di parziale tenuta di un Pd segnalato in caduta libera.
Il regolamento finale avverrà nel prossimo annunciato congresso e staremo a vedere se le anime morte che hanno soffocato sul nascere il tentativo di costruire una grande formazione davvero nuova e originale sapranno portare a termine l’infanticidio. Intanto sono quegli stessi zombie della politica che si gettano sull’ingenua Serracchiani per farla a brandelli. Precettando le “seconde linee” della propria compagine al lavoro sporco: la ex gruppettara convertita al carrierismo subalterno Barbara Pollastrini inarca il ciglio pensoso; il giovanile presidente della Provincia di Roma, più noto per essere fratello dello Zingaretti-Montalbano che per le prove fornite sul fronte della rottura di schemi furbastri e conformisti (quanto funzionali all’ascesa personale), ironizza a vanvera su quanto Totò e Tina Pica siano ancora più simpatici. Per noi osservatori esterni, un’operazione davvero insopportabile, che dimostra come l’istinto di sopravvivenza del modo di fare politica in penombra e all’insegna dell’immortale precetto “non disturbate il manovratore” continui a imperare in tutta la sua protervia. Del resto autolesionista, visto che ormai il popolo genericamente di sinistra (o “ulivesco” o “progressista”, come preferite) non ne può davvero più di questi dirigenti inestirpabili e – alla prova – spaventosamente maldestri. Che hanno come unico, ossessionante, obiettivo quello di restare in sella.
È abbastanza difficile ritenere che la tenera Serracchiani e il suo leader di riferimento Franceschini, che alla prova della vita si è rivelato troppo facilmente condizionabile, siano in grado di avviare e condurre fino in fondo una lotta di liberazione dalla partitocrazia sopravvissuta a se stessa. Speriamo che almeno ci provino. Perché senza una pulizia davvero radicale delle stalle della politica che parta dal lato sinistro, ci terremo per l’eternità questa genìa che si riproduce attraverso cooptazioni e chiede ai propri neofiti la cieca fedeltà del credere-obbedire-combattere.
Poi ci parlano di istituzioni. Ma le istituzioni sono soltanto stanze popolate da uomini e donne in carne e ossa. Se queste donne e questi uomini esprimono un’idea così modesta e strumentale della democrazia, la stessa democrazia rimarrà sempre poca cosa. Non lascia troppo tranquilli scoprire che le sue sorti poggino sulle gracili spalle di due simpatici cattolici, certamente democratici ma anche un po’ troppo naif.



Vedi anche:

Serena analisi politica
Scritto da oggianni il 23 novembre 2008 in Partito Democratico

Serenamente analizzata la situazione politica, sentiti con un piccolo sondaggio svariati amici elettori democratici, valutata la situazione economica, ecco una semplice ma decisiva conclusione: Bibì e Bibò hanno rotto i coglioni. E’ dal 1994 che assistiamo al trionfo di Berlusconi Silvio, ed è da allora, e pure da prima, che nel maggior partito della sinistra italiana Bibì e Bibò si fanno i dispetti come all’asilo. [...]
[Serena analisi di Alessandro Robecchi della situazione politica attuale]

Dopo l’analisi del problema non può mancare anche una proposta di soluzione:

PIJATEVE, SFONNATEVE, CORCATEVE MA POI BASTA [Grazie a Zoro]



Vedi anche:

Facciamoci del male [3]
Scritto da oggianni il 21 agosto 2008 in Partito Democratico, Rassegna stampa



Vedi anche:

Imperia non è Napoli però…
Scritto da oggianni il 22 luglio 2008 in Documentazione, Partito Democratico, Rifiuti, Taggia

Giovanni Gandolfo, consulente del lavoro ed ex consigliere provinciale, nel corso dell’ultima Assemblea Provinciale del PD ha presentato la seguente mozione sul tema dei rifiuti; mozione adottata dall’Assemblea.

Ecco il testo della mozione:

Il Consiglio Direttivo provinciale del PD di Imperia in merito al problema smaltimento rifiuti solidi urbani:

CONSIDERATO

  • il persistere di una grave emergenza in Provincia di Imperia in conseguenza:
  • della scelta della prima Amministrazione Giuliano di annullare la gara europea CDR con offerte già depositate e con motivazioni assolutamente non condivisibili se non addirittura illegittime;
  • della presenza di due discariche, con milioni di tonnellate di rifiuti depositati, a ridosso della costa in zone fortemente inurbate (abitazioni, attività turistiche, agricole, produttive), gestite in regime di monopolio da privati in conseguenza delle scelte della Destra che governa in Provincia;
  • degli immotivati maggiori costi per Cittadini e Imprese, dovuti ai continui rinvii di una soluzione definitiva da parte della Giunta Giuliano, stimati nel quinquennio 2002/2006 in circa 16 milioni di Euro;
  • dei rischi ambientali che tali discariche potrebbero determinare; rischi che potrebbero incidere con oneri per Provincia e Comuni dovuti all’ assenza di adeguate garanzie fideiussorie (almeno trentennali);
  • della bassissima percentuale di raccolta differenziata in Provincia, circa il 17 %, a fronte di un obbligo di legge del 35% e del prossimo obiettivo UE del 50% (già raggiunto da molti Comuni e Province del Nord Italia);
  • delle fumose proposte della Provincia per il progetto di smaltimento nella “ex discarica Colli” a Taggia, della assenza di adeguate informazioni ai Cittadini e alla Amministrazione comunale in ordine a: tipo di impianto, garanzie per Cittadini, forma della gestione dell’impianto (pubblico/privata), garanzie ambientali, royalties al Comune;
  • della assenza di adeguati programmi di “educazione al riciclo/riuso dei rifiuti”.

PROPONE che il PD ad ogni livello, politico e amministrativo, si impegni per:

  • una scelta, non più rinviabile, di tipologia e localizzazione di impianto smaltimento che non demandi a territori terzi la soluzione del problema rifiuti;
  • il superamento delle due discariche, in regime di proroga da anni ed ormai sature;
  • una adeguata informazione ai Cittadini e l’avvio di una campagna di educazione al riciclo/riuso e al “compost familiare” dei rifiuti per Scuole/Famiglie/Imprese;
  • l’adozione del “modello Camporosso” quale esempio territoriale di “buona pratica” di raccolta differenziata, da diffondere in tutta la Provincia;
  • verificare la fattibilità di una “class action” da proporre ai Cittadini contro la Amministrazione Provinciale per recuperare quanto pagato in più in conseguenza dell’affossamento della gara europea sull’impianto CDR del 2001;
  • il passaggio del pagamento TARSU da “metroquadro a chilogrammo”;
  • l’adozione per gli inerti di soluzioni di riuso oltre che negli appalti pubblici, dove è già obbligatorio, anche per i privati che intendono praticarlo rientrando nel potere decisionale dei Comuni, e incrementare significativamente i siti destinati alla raccolta degli inerti stessi.



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